News per Miccia corta

28 - 10 - 2008

Ciclostilati in proprio. ``Passare il segno`` una rivoluzione fatta di carta

 

(la Repubblica, martedí, 28 ottobre 2008, Pagina XIII – Milano)

 

 

 

"Un periodo che, comunque lo si consideri, è stato lo sfondo di un cambiamento decisivo"

 

"La protesta scoperchia un sistema comunicativo chiuso e paludato mostrandone tutti i limiti"

 

"L'ondata antiautoritaria nasceva dalla rivolta contro un'autoritá  occhiuta e codina"

 

 

FILIPPO AZIMONTI

 




«La prima regola per comunicare una lotta è non farsi etichettare dalla politica. Non saremo mai l'esercito di nessun partito». ሠl'intento dichiarato da molti protagonisti dell'Onda milanese che riempie le strade delle proprie iniziative cercando di sollecitare ogni giorno l'attenzione dei media. E, fino a oggi, ci è riuscita. E dunque a questi capaci apprendisti della comunicazione di massa non sfuggirá  il confronto con l'esperienza del Sessantotto dei padri. Il cui impianto di comunicazione è da oggi in mostra alla Biblioteca di via Senato. Per iniziativa di chi ne dovrebbe essere un irriducibile avversario: il senatore Marcello Dell'Utri la cui passione politica e antiquaria si è spinta a indagare su quello che egli stesso definisce «un periodo che, comunque lo si consideri, è stato lo sfondo di un cambiamento decisivo del modo di vivere di gran parte del mondo occidentale».

Ed ecco allora tracciare «il percorso invisibile che porta da volantini, ciclostilati e tatzebao della "contestazione globale" alle nuove forme della comunicazione e dei media». Un percorso lungo dieci anni che l'attuale leadership governativa facilmente bollerebbe come «da "facinorosi" a "sovversivi"» ma che la Fondazione indica con un piú sobrio «Passare il segno - la forma della contestazione 1968-1977».

L'interesse infatti è altro da quello direttamente storico-politico, come annota Giovanni Baule nel ricco catalogo: «La protesta scoperchia un sistema comunicativo chiuso e paludato mostrandone i limiti, forzandone le rigiditá  (...). Il movimento della protesta ha passato il segno forzando i limiti dei modelli comunicativi tradizionali». Aggiunge Edmondo Berselli: «L'ondata "antiautoritaria" del Sessantotto nasceva in primo luogo dalla rivolta contro un'autoritá  occhiuta e codina, ai tempi in cui nelle universitá  molti professori si rifiutavano precisamente anche solo di parlare con gli studenti e, a sua volta, la politica cercava di legittimarsi come potere non scalfibile dalla critica». Due parametri in cui un solo termine sembra cambiato.

Nelle quattro sezioni in cui la mostra è organizzata riemerge il deposito di quegli anni in forma di volantini, ciclostilati, tatzebao, libri, riviste e immagini, tutti con la loro carica di novitá . E non solo filosofico-politica nel riferimento all'hegelomarxismo di Adorno e Horkheimer (L'uomo a una dimensione di Marcuse era il testo di riferimento), ma anche e soprattutto nella nuova grafica (da Linus a Re Nudo fino a Frigidaire), nelle foto che "sfondavano" le vecchie gabbie dei quotidiani, nei colori di manifesti e copertine di saggi, manuali e phamplet, in una eterogeneitá  di argomenti assolutamente non accademici che testimoniano della voglia di frequentare culture diverse da quelle che si imponevano alla «futura classe dirigente». Culture che erano anche quelle della destra, del mondo cattolico, dell'anarchismo variamente declinato che pure si rappresenta nel movimento.

Questo si ritrova nei 2.500 documenti pazientemente ordinati da Giovanni Baule, Mara Campana e Matteo Moja e messi per la prima volta in mostra per testimoniare come in quegli anni maturó un radicale cambiamento della comunicazione. Al netto di un esito che Berselli non evita di annotare criticamente: «Si ha la sensazione che, anche sul piano culturale, l'aspirazione a una libertá  piú profonda e autentica abbia voluto ingabbiarsi in strutture intellettuali fin troppo rigide. Un'occasione mancata o, almeno, il tentativo di afferrare la scia della modernizzazione dalla parte sbagliata».

Tutto questo raccontano quelle carte ingiallite dal tempo nate da poche parole scritte nella scuola di Barbiana da don Lorenzo Milani: «... ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia» (Lettera a una professoressa). Una sfida ancora attuale anche per l'Onda.

 

«Passare il segno» Biblioteca di via Senato, Milano, fino al 17 gennaio da martedí a domenica (10-18)

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori