News per Miccia corta

28 - 10 - 2008

In Sud Tirolo il rifugio delle SS in fuga

 

(la Repubblica, martedí, 28 ottobre 2008)

 

 

 

 

MARCO ANSALDO

 




LUGANO

Adolf Eichmann, l'architetto dell'Olocausto, si faceva chiamare ¬ęRiccardo Klement, nato a Bolzano, professione tecnico¬Ľ. Josef Mengele, l' "Angelo della morte", il medico autore degli esperimenti sui detenuti ebrei, aveva assunto invece il nome di ¬ęHelmut Gregor, cittadino sudtirolese, professione meccanico¬Ľ. E anche Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, si era dotato di documenti e identit√°¬† nuove: ¬ęOtto Pape, lettone, direttore d'albergo¬Ľ, con doppia residenza, Roma e Bolzano.

Dopo la disfatta del Terzo Reich, i massimi dirigenti delle SS, e con loro migliaia di criminali nazisti, vennero salvati e ospitati in Sud Tirolo, regione germanofona, a quell'epoca dotata di un confine poroso e considerata quindi un nascondiglio perfetto, priva di spiccare il balzo con documenti nuovi verso il Sud America attraverso il porto di Genova. A procurare gli incartamenti falsi, e ad assicurare per settimane, talvolta per lunghi mesi, un rifugio sicuro, furono sovente sacerdoti compiacenti con il regime di Hitler. I prelati, dietro lo scudo della Pontificia commissione assistenza profughi creata da Pio XII nel 1944, prima ribattezzarono in chiesa i nazisti sotto nuovi nomi. Poi fecero assegnare loro documenti della Croce rossa, capaci di garantire l'espatrio dall'Italia, soprattutto verso l'Argentina, ma anche in Egitto o in Siria.

Le rivelazioni provengono da diverse carte ritrovate negli archivi di Bolzano, Merano e Bressanone, oltre che dai registri di molte parrocchie dell'Alto Adige e in alcuni fondi negli Stati Uniti. I documenti inediti sono stati portati alla luce da uno storico di Innsbruck, Gerald Steinacher, che per cinque anni ha lavorato sulle fonti dirette in Italia, Germania e America, pubblicando per l'editore StudienVerlag un corposo libro uscito in Svizzera e in Austria, intitolato "Nazis auf der Flucht" (Nazisti in fuga).

Nel dopoguerra, diversi dirigenti nazisti riuscirono a farla franca portando in salvo le proprie famiglie. E, assieme alla grande e genuina massa di profughi, scapparono anche una serie di personaggi legati al mondo del contrabbando, della prostituzione e dello spionaggio. Per costoro l'importante era assicurarsi una nuova esistenza. E il Sud Tirolo si riveló in questo caso un territorio ideale.

Adolf Eichmann aveva vissuto in Germania, sotto falso nome, fino alla primavera del 1950. Era riuscito a risparmiare abbastanza denaro per la progettata fuga in Sud America. Nella cerchia delle SS era nota la sua possibile via di fuga attraverso l'Italia, e Genova costituiva per tutti, insieme con Trieste, una m√©ta nevralgica prima del salto oltre Europa. Vestito in abiti di montagna, in testa un cappello tirolese col pennacchio, Eichmann pass√≥ il Brennero con l'aiuto di traghettatori di frontiera, che lo consegnarono una volta raggiunto il confine al parroco di Sterzing (Vipiteno) il quale lo confort√≥ con del vino tirolese. Il suo prossimo rifugio fu un chiostro dei francescani nella provincia di Bolzano. A Merano ottenne infine documenti falsi, e a Genova, come mostrano i documenti pubblicati in questa pagina, gli venne consegnato in data 1 giugno 1950 il ¬ępermesso di libero sbarco¬Ľ.

Josef Mengele, dopo Auschwitz, lavor√≥ in Baviera in un'azienda di materali agricoli. La domenica di Pasqua del 1949 scatt√≥ il suo piano per arrivare in Argentina, dove imperava Per√≥n e ben disposta verso la Germania. In Italia, Mengele giunse con l'aiuto di due passatori di Merano. Sotto falso nome, si ferm√≥ per quattro settimane all'hotel ¬ęGoldenes Kreuz¬Ľ (Croce d'oro) di Sterzing, fino a quando non fu dotato di un'altra identit√°¬†, come rivela il certificato N. 100501 del Comitato internazionale della Croce Rossa: ¬ęHelmut Gregor, nato a Termeno (Alto Adige), nazionalit√°¬† italiana, professione meccanico, celibe, indirizzo via Vincenzo Ricci 3 Genova¬Ľ. Incredibile appare oggi il motivo della sua richiesta di viaggio: ¬ęIl richiedente √® stato prigioniero di guerra - internato - deportato¬Ľ.

Erich Priebke, dopo la sconfitta dell'Asse giá  risultava residente con la famiglia a Sterzing nel 1943. Fu catturato a Bolzano dalle truppe americane nel maggio del 1945, portato ad Afragola e quindi a Rimini. Da lí fuggí, portandosi a Roma dove ebbe contatti con il superiore generale dei padri salvatoriani, Pancratius Pfeiffer, e da Bologna in treno riuscí a tornare a Sterzing sotto la nuova identitá  di Otto Pape, ottenuta con il rito del battesimo.

In molti casi infatti l'aiuto del Vaticano, al cui interno alcuni consideravano i nazisti come i salvatori dal bolscevismo, fu determinante. Dopo il "ribattesimo", pratica formalmente considerata illegale dalla Chiesa, e l'assegnazione di un nuovo nome, alle ex SS venivano consegnati documenti di espatrio da parte della Croce rossa, che non sempre operava controlli stretti e infine accettava gli incartamenti dotati di identit√°¬†, dati di nascita, nazionalit√°¬† e professione. Cos√≠ accadde per Klaus Barbie, il capo della Gestapo di Lione, divenuto Klaus Altmann, cittadino rumeno. O per Franz Stangl, il boia di Treblinka, fatto ¬ęemigrare¬Ľ in Argentina da ¬ęmonsignor Luigi¬Ľ, il potente cardinale Alois Hudal.

Eichmann fu catturato infine dal Mossad in Argentina e impiccato nel 1962 dopo il processo in Israele. Mengele morí in Brasile nel 1979 per un ictus mentre nuotava in piscina. Priebke, oggi 94enne, dopo la cattura in Argentina e la condanna in Italia all'ergastolo, vive a Roma in regime di semilibertá . Molti furono i criminali di guerra ospitati nei conventi di Bressanone e Merano. Cosí come diversi capi ustascia croati trovarono rifugio a Roma, nel chiostro di S. Girolamo a via Tomacelli.

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