News per Miccia corta

16 - 10 - 2008

Mughini: in ogni uomo al mondo ci possono essere due o tre personaggi diversi. Vale per Kundera come per altri personaggi chiave del Novecento

 

 

("Libero", 16 ottobre 2008)

 

 

 

 

 

Giampiero Mughini

 

 


Ma davvero c'è qualcuno tra voi che pensa ci sia una qualche parentela possibile tra il settantanovenne Milan Kundera di oggi, lo scrittore cecoslovacco che dal 1975 vive a Parigi e scrive in francese, e che da oltre quarant'anni è una bandiera del "dissenso" anticomunista, e l'eventuale studente ventunenne che portava il suo nome, che era allora un comunista acceso, e di cui un documento ritrovato negli archivi della polizia politica cecoslovacca sembrerebbe attestare che aveva denunciato un suo connazionale perché militava contro il comunismo e al servizio degli occidentali?

 

 

Ma davvero c'è qualcuno di voi che si stupirebbe se ció fosse vero, se quel documento fosse autentico e il Milan Kundera del 1950 avesse sí denunciato uno che giudicava un "nemico del popolo" e dunque uno da cancellare dalla faccia della terra?

 

 

Fermo restando che non so nulla della veridicitá  o meno di quel documento, una cosa del genere non mi stupirebbe neppure un po'. Nell'Europa degli anni Cinquanta e dappertutto la societá  era spaccata in due. Quelli che vedevano il comunismo come l'orrore su questa terra, e quelli che lo vedevano come il faro dell'umanitá . In America c'erano americani che spiarono per trovare la ricetta della bomba atomica e trasmetterla ai russi; e c'erano americani che fecero di tutto perché perdessero il lavoro e il pane dei registi cinematografici e degli sceneggiatori che avevano avuto la colpa di partecipare a una qualche riunione cui erano presenti degli iscritti al partito comunista.

 

 

 

KunderaFiguriamoci in Cecoslovacchia, dove i comunisti avevano preso il potere con la forza e subito si sbarazzarono con la forza dei loro avversari politici, e laddove in Italia un uomo del valore e della tempra morale di Luigi Pintor (me lo confessó lui stesso) pensó: «Bene, la Cecoslovacchia è nostra». Esattamente quel che pensava il Kundera ventunenne del 1950, e dunque dá gli a denunciare un uomo, Miroslav Dvoracek, che ne ebbe una condanna a 22 anni, 14 dei quali scontati e in gran parte passati ai lavori forzati in una miniera d'uranio. E del resto uno che è piú o meno suo coetaneo e che nel 1950 condivideva gli ideali politici di Kundera, lo scrittore cecoslovacco Milan Uhde, a un giornalista della "Repubblica" che lo intervistava ha risposto cosí: «áˆ possibile che Kundera nel 1950 abbia denunciato una persona che riteneva nemica del socialismo in cui credevamo sinceri».

 

 

DIVERSI PERSONAGGI

 

Voglio dire con questo che ne cambia un ette nella mia valutazione del Kundera scrittore e uomo di oggi? No, voglio dire solo una cosa molto piú grave e drammatica. Che nell'itinerario di ogni uomo al mondo, e tanto piú se ha partecipato in prima linea agli accadimenti politici del suo tempo, ci possono essere due o tre personaggi diversi, ciascuno corrispondente a una diversa fase della sua vita. Puó esserci il Kundera grande scrittore "dissidente" degli anni di fine Novecento e il Kundera spia del 1950.

 

 

Vale per lui come per altri personaggi chiave del Novecento. Prendiamo Ignazio Silone. Per me è l'uomo per cui scoppiai a piangere quando seppi che era morto, l'uomo che fummo una cinquantina e non di piú a commemorare in una saletta romana (c'era sua moglie, Lucio Colletti, Umberto Terracini, Camilla Ravera), l'uomo la cui drammatica testimonianza di comunista che aveva virato verso il socialismo è stata di quelle che hanno modellato la mia vita.

 

 

Non per questo ho pensato che i documenti addotti in questi ultimi due anni da due studiosi del tutto attendibili, Dario Biocca e Mauro Canali, fossero fasulli o campati in aria. Nel linguaggio brutale dei documenti d'epoca raccontavano che per un certo periodo della sua vita Silone era stato un confidente dell'Ovra e aveva avuto un rapporto aggrovigliato con il fascismo, che pure aveva combattuto da militante comunista della prima ora.

 

 

C'erano dunque anche lí due o tre Silone, il "cafone" meridionale che si schiera contro il fascismo, l'uomo che per averne in cambio qualcosa (magari la salvezza dell'amato fratello) fornisce informazioni al regime fascista, l'uomo che dice pane al pane contro lo stalinismo dei partiti comunisti del secondo dopoguerra. Tutti e tre questi personaggi, non uno solo. ሠuna tragedia, ma è una tragedia che corrisponde al modo contraddittorio e non unilineare in cui siamo fatti noi umani.

 

 

Un ultimo caso e un ultimo dramma, di cui qualcuno di voi sa che mi è molto familiare. Vent'anni fa un ex militante di Lotta continua, Leonardo Marino, "confessó" che lui era stato un membro del commando nato dalle viscere di Lc che aveva portato l'agguato mortale al commissario Luigi Calabresi, la mattina del 17 maggio 1972. Quelli che nel 1988 si erano assuefatti a quel che i militanti della Lc del 1972 erano diventati nel 1988, caddero dalle nuvole. «Ma com'è possibile, ma noi li conosciamo i Sofri e i Pietrostefani e tutti gli altri, gente talmente ragionevole, talmente contraria alla violenza. No, non è possibile...». Confondevano la silhouette di quel che ciascuno di loro era nel 1988 con quello che erano stati nel 1972 e dintorni, quando Lc sfioró l'abisso della "lotta armata".

 

 

IL SEGNO DEI TEMPI

 

E del resto uno dei militanti della Lc del 1972, lo scrittore napoletano Erri De Luca, lo ha scritto con lealtá : «Guardate che nel 1972 chiunque di noi militanti di Lc avrebbe voluto e potuto uccidere Calabresi». Beninteso, non sto sentenziando contro nessuno. Solo vi invito ad andare a vedere che cos'era la Lotta continua del 1972, che cosa scrivevano dell'Oberdan Sallustro che era stato ammazzato come un cane da guerriglieri sudamericani che lo avevano sequestrato, che cosa scrivevano dell'Idalgo Macchiarini che a Milano le Br avevano sequestrato e umiliato, che cosa scrivevano in morte del generale Charles De Gaulle («Un bastardo, un nemico del popolo»). Nella vita di tutti loro c'erano state fasi diversissime, personaggi diversi e quanto di piú contrastanti. Chi di noi, fosse stato quaranta o cinquant'anni fa in qualcuna delle prime linee politiche che spaccavano in due l'Europa, potrebbe rispondere in tutta serenitá  del se stesso di allora?

 

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