News per Miccia corta

13 - 10 - 2008

E se la Francia avesse ragione? I senza memoria

 

Sarkosy ha infine deciso di non estradare Marina Petrella, giá  militante delle BR, da molti anni in Francia, dove si è inserita lavorativamente e socialmente.

La decisione del presidente francese trae origine anche dalla evidente ostilitá  espressa dal Capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, a ogni ipotesi di clemenza e di grazia nei confronti di ex militanti della lotta armata.

Si dice ora, da parte di rappresentanti politici e di governo: non esiste un problema umanitario, perché l'Italia avrebbe comunque garantito le cure. La sottosegretaria alla Giustizia, Elisabetta Alberti Casellati, si è spinta ad affermare: «E' una decisione che mi lascia perplessa. Non mi piace che la Francia consideri l'umanitá  nel trattamento dei detenuti quasi un marchio esclusivo. Nel nostro Paese la riabilitazione attraverso il reinserimento sociale e le cure adeguate, in caso di malattia, sono principi inseriti nella Costituzione».

Evidentemente la sottosegretaria, cosí come la gran parte dell'opinione pubblica italiana, non ricordano, ad esempio, i casi di Gianfranco Faina e di Fabrizio Pelli.

Il primo, intellettuale genovese, giá  collaboratore dei "Quaderni rossi" di Raniero Panzieri, indicato come fondatore di Azione rivoluzionaria, fu tenuto in carcere sino all'ultimo, nonostante un tumore al polmone in stadio avanzato.  Gli fu concessa  la libertá  provvisoria, in mezzo a molte polemiche, solo pochi giorni prima di morire nel febbraio 1981.

Fabrizio Pelli, tra i fondatori delle BR emiliane,  fu lasciato morire in cella di leucemia. Il tribunale di Milano non gli concesse, nemmeno in prossimitá  della morte, la sospensione della pena o il ricovero  in ospedale.

Di carcere, insomma, si è morti e si muore. Spesso nella passivitá  e disattenzione delle istituzioni preposte o in ragione di un concezione vendicativa della pena.

Del resto, ancora in tempi recenti, le cronache carcerarie raccontano di molti casi  di morti evitabili avvenute in cella. Solo dal 1998 al 2007 nelle prigioni italiane si sono contati 1.419 decessi e 537 suicidi. Una parte di queste morti è sicuramente dovuta a "malasanitá " e mancata assistenza.

Come ha detto Valeria Bruni Tedeschi, una morte in piú, quella di Marina Petrella, non servirebbe a nulla e a nessuno. Non ai parenti delle vittime, la cui opinione e sentimenti vanno comunque sempre rispettati, non a un'opinione pubblica, peraltro assai disinformata e disinteressata a questi riguardi.

Non serve a nessuno. A meno che piú che alla giustizia, inconfessatamente, si aspiri alla legge del taglione.

 

 Miccia corta

 

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