News per Miccia corta

09 - 10 - 2008

Mambro. Venticinque anni di carcere vi sembran pochi?

 

(Liberazione, giovedí, 09 ottobre 2008)

 

 

 

 

Andrea Colombo




La stessa ansia che la spinse trent'anni fa su strade sbagliate e orrende un numero non insignificante di giovani di estrema sinistra e di estrema destra. Solo che ora non la adopera piú per comminare pene di morte ma per combattere la pena di morte in tutto il mondo, e forse non è un caso che lavori da anni proprio in quell'associazione a cui si deve in buona misura l'impegno italiano per la moratoria contro la pena capitale, "Nessuno tocchi Caino".

Chiunque conosca Francesca Mambro, e a Roma la conoscono in moltissimi, sa perfettamente che si tratta di una persona non piú socialmente pericolosa ma, al contrario, socialmente utile. Un'intelligenza e un'energia recuperate al mondo civile. La prova vivente di quanto assurda, feroce e fondamentalmente stupida sia la pena capitale, anche quando commina di quella morte bianca denominata "fine pena mai".

La libertá  condizionale di cui Francesca gode da due giorni dovrebbe essere un'occasione di festa non per i suoi amici, numerosi tanto a destra quanto a sinistra, ma per chiunque non canti le lodi della nostra Costituzione solo per calcolo ipocrita ma per fondata convinzione. Incluso qualche sindaco che ha perso la testa correndo dietro ai ragazzini armati di bombolette di vernice come se fossero un pericolo pubblico. Dovrebbero, tutti, festeggiare una Carta che, scritta in tempi piú civili, assegna alla pena la funzione di recupero e non di vendetta, e bolla non solo la forma ma anche lo spirito della condanna a morte.

Invece no. Invece da due giorni diluviano dichiarazioni indignate, elargite a piene mani da politicanti consapevoli di incamerare cosí una facile notorietá , che la galera non ha mai tirato tanto. Passi per quelli di destra, che un certo culto per le sbarre e i chiavistelli ce l'hanno in dote culturale e che almeno, a compenso della crociata forcaiola, ottengono voti sonanti. Meno comprensibile la foga carceraria della sinistra, che diffondendo scioccamente quella cultura, regala ai rivali voti e consensi in quantitá  massicce. Come si scopre ogni volta che si aprono le urne elettorali.

Ma, considerazioni opportuniste a parte, lo sbaglio è comune, e accomuna un'intera classe politica che, con poche eccezioni, ha dimenticato quello che dovrebbe essere il ruolo di una classe dirigente e lo ha confuso con il mestiere del piazzista pronto a tutto pur di incassare consensi facili. Solo che in questo caso il termine sbaglio non rende l'idea. Cannibalismo è piú preciso.

Ed è cannibalismo anche la sentenza che, ieri, ha chiuso per altri tre anni Pierluigi Concutelli dietro quelle sbarre dove ne aveva giá  passati una trentina. A renderlo di nuovo una minaccia per la societá  non è stato un qualche delitto degno del nome, ma una quantitá  risibile di fumo. E checché ne dicano i codici, una condanna del genere con la giustizia c'entra poco e niente. Moltissimo invece con una cecitá  accanita e persecutoria, di quelle che producono criminalitá  assai piú di quanto non la eliminino.

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