News per Miccia corta

08 - 10 - 2008

«Il revisionismo è una colpa italiana Spike Lee non c`entra niente»

 

(Liberazione, mercoledí, 08 ottobre 2008)

 

 

 

 

 

Tonino Bucci

 




Quell'articolo sul Riformista di ieri non c'entra niente con Spike Lee. E se induce a stabilire qualche associazione tra la tesi sulle responsabilitá  indirette dei partigiani (questa è la tesi del Riformista ) e il film Il miracolo di Sant'Anna si sappi che la relazione è arbitraria e strumentale. Certo, a Spike Lee si puó rimproverare l'imprecisione. E non è poco.Vero che al regista interessava soprattutto narrare la storia di un reparto di neri dell'esercito americano nell'Italia del '44. Peró avrebbe dovuto informarsi sulle implicazioni politiche che qui da noi ha la memoria dell'antifascismo. Non avrebbe dovuto ignorare che l'Italia di oggi è un paese il cui senso comune si è intriso nel corso degli ultimi anni di un revisionismo politico mirato a delegittimare la Resistenza. Volenti o nolenti viviamo in un paese dove il semplice riportare i risultati della storiografia sulla lotta di Liberazione significa essere annoverato tra i cultori di figurine della memoria. Questo è il clima e, di conseguenza, non c'è da meravigliarsi se basta un film come quello di Spike Lee - un film mediocre, a detta di molti - per dare la stura alla vulgata antiresistenziale. Se cercate un esempio leggete appunto il Riformista di ieri. Pur di tirare in ballo i partigiani cattivi e comunisti delle Brigate Garibaldi l'articolista del taglio basso, Fabrizio d'Esposito, non esita a relativizzare le responsabilitá  dei nazisti che la strage compirono. Sotto un titolo agghiacciante, "Ecco il volantino che condannó Sant'Anna", si dá  notizia di un volantino del Comando delle brigate d'assalto Garibaldi che invitava la popolazione di Sant'Anna a non lasciare il paese perché i partigiani sarebbero stati pronti a rispondere colpo su colpo ai tedeschi. Cosí la colpa sarebbe non dei nazisti che massacrarono donne, vecchi e bambini ma dei partigiani che convinsero gli abitanti a rimanere in paese!

 

Tutto questo non c'entra niente con il film di Spike Lee. Peró ci dimostra quanto sia pericoloso derogare dal dovere di raccontare per filo e per segno come si svolsero i fatti. Non a caso il succitato articolista scrive che «Spik Lee ha ragione quando dice che c'è voluta la sua fiction per aprire un dibattito». E sempre non a caso qualche giorno fa Peppino Caldarola sullo stesso giornale aveva scritto che «tutti e due», Spike Lee e Giampaolo Pansa, «sono stati accolti dal silenzio ostile o dall'ostracismo della sinistra. Entrambi hanno infranto la sacralitá  della "guerra giusta" dove i torti erano tutti da una parte, le ragioni dall'altra». Un commento l'abbiamo chiesto a Leonardo Paggi, docente di storia contemporanea all'universitá  di Modena e Reggio Emilia.

 

 

Che c'entra il volantino con le responsabilitá  della strage?

 

Niente. Non c'è nessuna relazione necessaria tra il mancato sfollamento del paese e la strage perpetrata dai nazisti. A parte il fatto che la gente non abbandonava i propri paesi perché non avrebbe saputo di che vivere, in nessun caso si puó dire che il non aver sfollato sia stata la causa della strage. Tanti altri paesi non sono stati abbandonati senza che ci fosse un massacro. Tutto questo col film di Spike Lee non c'entra niente. Cosí come è una pura strumentalizzazione scrivere, come ha fatto Peppino Caldarola, che Spike Lee ha riabilitato Pansa.

 

 

Appunto. Questo non fa pensare che Spike Lee ha avuto il torto di non documentarsi?

 

Dico la veritá . A me francamente non pare un film lesivo nei confronti della Resistenza. E' un'accusa ingiusta. C'è l'invenzione del partigiano traditore, sí, ma del resto i tradimenti ci sono stati anche tra i partigiani. Non possiamo dare una rappresentazione sacra e cercare dei santini.

 

 

Ma qui il problema è che l'ipotesi del tradimento è stata smentita dalla storiografia. Altrove possono esserci stati tradimenti, fa parte della varietá  dei casi umani. Ma a Sant'Anna non è stato cosí. Perché inventarselo?

 

Ma Spike Lee ha fatto un film con un'ottica americana. La storia italiana fa solo da spalla. E' che quando si spettacolarizza la storia non si aiuta certo la memoria.

 

 

Ma sono questi film che fanno opera di divulgazione nel grande pubblico. O no?

 

Questo non lo credo. La questione vale per tutti i film ad ambientazione storica. Vale anche, ad esempio, per Schindler's List di Spielberg. La domanda è sempre la stessa: spettacolarizzando questi eventi si rafforza la memoria? Io credo di no. La memoria cosí si distrugge. E' questione del medium utilizzato.

 

 

Ma la superficialitá  di Spike Lee su Sant'Anna, sia pure marginalmente accennata, non è inopportuna in questo clima di revisionismo politico?

 

Ma una cosa è il film, un'altra è quella che siamo noi. Io distinguerei. Non si puó fare carico a Spike Lee della pessima situazione in cui siamo noi. Lui ha solo fatto un film. Non è colpa sua se c'è una ipersensibilitá  politica dovuta alla grave situazione politica in cui si trova la sinistra in Italia. Il vero dramma è che i film hollywoodiani, la fiction televisiva e qualunque opera di spettacolarizzazione finiscono inevitabilmente per espropriare la memoria. Il problema non è il film di Spike Lee che, ripeto, non è un film antipartigiano. Anzi, devo dire che mi è piaciuto. Se l'Italia non fosse l'Italia di oggi e se non vivessimo in questo clima politico probabilmente le reazioni al film sarebbero state diverse e non ci sarebbe stato questo parapiglia...

 

 

Ma noi viviamo in questa Italia e non si puó ignorare la delicatezza della memoria resistenziale se ci si fa un film sopra. Qualcuno avrebbe dovuto quanto meno informare Spike Lee del revisionismo "politico"all'italiana. Non crede?

 

Ma la colpa è del clima pessimo che c'è in Italia, non di Spike Lee. Mi sembra una persona in assoluta buonafede. Gli possiamo rimproverare una certa imprecisione. Ma del resto quante persone in Italia conoscono nei dettagli la vicenda di Sant'Anna di Stazzema?

 

 

Ma chi fa un film con ambientazione storica non ha il dovere di documentarsi visto che influisce sulle opinioni del pubblico?

 

Il problema è a monte. Ogni film storico in stile hollywoodiano finisce per fare della memoria uno spettacolo. E la spettacolarizzazione finisce per uccidere la memoria, mai per favorirla. Semplicemente non si puó fare divulgazione storica attraverso il cinema. Il mezzo ha una sua logica specifica ed è una vana speranza pensare di poterlo utilizzare a proprio piacimento. McLuhan diceva che il medium è il messaggio. Ma questo vale non solo per il cinema, vale anche per la letteratura. Tra l'altro, non dimentichiamo che il film di Spike Lee è tratto proprio da un libro di James McBride. Ogni opera della fantasia altera per propria natura la veritá .

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