News per Miccia corta

04 - 10 - 2008

L` ex terrorista torna in politica. Estrema gauche in imbarazzo

 

 (Corriere della Sera, 3 ottobre 2008, Pagina 17)

 

 



 

Le azioni violente cominciano nell' 82 e culminano nell' 86 con l' assassinio del presidente della Renault Georges Besse. Preso nell' 87 con tre compagni, Rouillan viene condannato all' ergastolo. Da dicembre 2007 è in semilibertá 

 

Rouillan vorrebbe aderire alla formazione di Besancenot Disorientati i militanti Il socialista Hollande mette in guardia il possibile alleato: «Adesione ingombrante»

 

Nava Massimo

 


PARIGI - Dalla galleria degli anni di piombo sono usciti ritratti di terroristi irriducibili, pentiti, fuggiaschi, passati a nuova vita o protetti da intellettuali e persino da esponenti della sinistra storica, come nel caso di Cesare Battisti. Da ieri, c' è un nuovo modello di ex terrorista: il militante che torna a fare politica attiva, senza pentimenti e senza rinnegare la lotta armata. ሠla storia di Jean-Marc Rouillan, uno dei capi di Action Directe (semplificando, le brigate rosse francesi), condannato all' ergastolo per l' omicidio del dirigente della Renault Georges Besse (1986) e da qualche tempo (fino a ieri) in regime di semilibertá : lavorava in una casa editrice a Marsiglia e la sera tornava nel penitenziario di Baumettes. L' ex terrorista ha aderito al Nuovo partito anticapitalista, formazione creata da Olivier Besancenot, il trentenne postino con il sorriso da bravo ragazzo che sogna di federare la galassia marxista, comunista, trozkista e ultrambientalista di Francia. In tempi di catastrofi finanziarie, licenziamenti e impoverimento delle classi popolari (oltre che di crisi dei tradizionali partiti della gauche), Besancenot è in crescita nei sondaggi. Il suo messaggio (Che Guevara, no alle privatizzazioni, lotta per il potere d' acquisto) ha facile presa, soprattutto sui giovani. Il postino, telegenico e brillante oratore, risulta simpatico persino a Sarkozy, ma con l' «iscrizione» dell' ex capo di Action direct rischia di dilapidare il capitale di consenso ed esporre il movimento a opzioni inquietanti. Rouillan, in un' intervista a L' Express, pur concedendo che la lotta armata degli anni Settanta sarebbe oggi improponibile, continua a essere convinto che sia un momento «necessario» nel processo rivoluzionario. «Se ci si rifá  al Che», questa posizione è logica, aggiunge. Ma al di lá  delle opinioni, Rouillan mantiene un margine di ambiguitá  rispetto alle sue responsabilitá  penali. «Fra le condizioni della semilibertá  c' è l' obbligo di non parlare dei fatti giudiziari - spiega l' ex terrorista, precisando -: il fatto che non mi esprima è giá  una risposta, ma se avessi voluto sputare sul passato avrei potuto farlo!». Il postino rivoluzionario ha sempre dichiarato la propria solidarietá  con gli ex terroristi estradati dalla Francia e giustifica la decisione con «il diritto di ogni cittadino che abbia saldato i conti con la giustizia di impegnarsi in politica». «Il passato è passato, Rouillan ha pagato il suo debito, anche troppo!». ሠuna posizione che suscita polemiche e disorientamento fra i militanti e che viene definita «ignobile» dalla vedova del dirigente Renault assassinato. Il portavoce della Lega comunista rivoluzionaria (nocciolo duro del nuovo partito) dichiara: «Ogni volta che abbiamo il vento in poppa ci si vuole criminalizzare. La questione è semplice: se Rouillan entra nel partito, significa che ha abbandonato ogni idea di ricorso alla violenza». Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario socialista, Franá§ois Hollande, il quale ha invitato Besancenot a sbarazzarsi di questa «adesione ingombrante». Hollande non l' ha detto, ma si capisce che una deriva del genere manderebbe in fumo qualsiasi ipotesi di cartello elettorale della gauche in futuro. L' unico convinto che l' ex terrorista abbia cambiato strada è stato il giudice del tribunale che ha concesso la semilibertá , confermando «i seri sforzi di reinserimento sociale» e il fatto che «la lotta armata non è piú prevista nelle sue rivendicazioni politiche». Tuttavia, ieri, proprio in seguito alle dichiarazioni rilasciate a L' Express, un altro tribunale di Parigi, su richiesta della procura, ha deciso di sospendere il regime di semilibertá  in attesa di una decisione definitiva, il 16 ottobre. In semilibertá  resta invece la moglie di Rouillan, Nathalie Menigon. I due si possono incontrare soltanto su autorizzazione del giudice. «Abbiamo deciso di divorziare, non abbiamo mai potuto vivere insieme. In carcere ci hanno trattato come cani». Ora la semilibertá  potrebbe essere revocata. «Lo so che comunque non saró mai piú un uomo libero», dice Rouillan.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori