News per Miccia corta

02 - 10 - 2008

Danzica, addio ai cantieri di Solidarnosc

 

(la Repubblica, giovedí, 02 ottobre 2008)

 


 


 

 

 

 

ANDREA TARQUINI 

 

--------------------------------------------------------------------------------

 

BERLINO - Rischiano il fallimento definitivo e la chiusura i mitici cantieri navali di Danzica, Gdynia e Stettino, quelli dove con gli scioperi per la libertá  sindacale nell'agosto 1980 nacque Solidarnosc e cominció la lunga marcia del blocco sovietico verso la libertá . I negoziati tra Varsavia e la Commissione europea si fanno sempre piú difficili: Bruxelles è orientata a un parere negativo sul piano di risanamento del governo polacco, la Polonia ha chiesto una risposta definitiva dell'esecutivo Ue entro domani.

Nei cantieri dove il premio Nobel per la pace ed ex presidente Lech Walesa lanció la sua sfida al comunismo, dominano rabbia e voglia di lotta: «Non abbasseremo la testa, non staremo zitti, presto scenderemo in piazza e sará  guerra aperta», dicono gli operai. Ottantamila posti di lavoro sono in pericolo, se si calcolano, oltre ai 15mila operai dei cantieri, tutti gli addetti all'indotto. La chiusura sarebbe un colpo durissimo per la regione e per il governo liberal di Donald Tusk, anche lui uomo di Danzica ed attivista del movimento per la libertá  fin dalla prima ora. Ma soprattutto, il rigore della Commissione europea finirebbe per uccidere il luogo-simbolo del movimento che originó la caduta del Muro di Berlino.

Il ministro del Tesoro polacco, Aleksander Grad, ha chiesto alla commissaria europea per la libera concorrenza, Neelie Kroes, di chiarire entro domani quali obiezioni la commissione nutra contro il piano di risanamento di Varsavia. Ma non si fa troppe illusioni di successo. Finora il governo ha speso 1,5 miliardi di euro in sovvenzioni per tenere in vita le aziende.

Dal 2004, i cantieri non realizzano piú utili su nessuna nave venduta. Dariusz Adamski, responsabile del sindacato Solidarnosc per i cantieri, denuncia che «da anni chiediamo piani di privatizzazione seri per salvarci, ma il governo non ha fatto nulla». Rischiano cosí di finire vittima dell'economia di mercato e delle spietate norme europee per la libera concorrenza quei cantieri che giá  una volta (dopo il putsch di Jaruzelski) erano stati minacciati di chiusura: dalla dittatura comunista, che voleva vendicarsi contro Solidarnosc. La scintilla dello sciopero fu il licenziamento di Anna Walentinowicz, operatrice alle gru, instancabile sindacalista clandestina. Un giovane elettricista con i baffi alla Astérix allora sconosciuto a tutti, Lech Walesa, prese la guida della lotta. Dopo settimane di timore del peggio gli operai vinsero. Nacque Solidarnosc, e da primo sindacato libero nell'impero comunista divenne subito movimento per la libertá . I padri del dissenso democratico - Geremek, Mazowiecki, Michnik - divennero il suo brain trust, la Chiesa di papa Wojtyla la appoggió. Il golpe del 13 dicembre 1981 non la fermó: presto la giunta di Jaruzelski dovette riaprire il dialogo. I generali negoziarono nel 1989 la transizione non violenta alla democrazia. Cosí la Polonia è divenuta la prospera locomotiva economica della nuova Europa. Ma in un'economia efficiente non c'è posto per aziende decotte, nemmeno se sono simbolo di riscossa. 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori