News per Miccia corta

02 - 10 - 2008

La Spagna: apriamo le fosse comuni. C'è anche il corpo di Garcia Lorca

 

(Liberazione, giovedí, 02 ottobre 2008)

 


 

Laura Eduati




Federico García Lorca, amatissimo poeta e drammaturgo, martire della Guerra civile spagnola, giustiziato dai franchisti nella notte - o era l'alba? - del 18 agosto 1936 presso un uliveto a pochi chilometri da Granada. Settantadue anni dopo l'omicidio eccellente, il suo corpo potrebbe presto venire riesumato per ordine del giudice Baltasar Garzón, e con esso i resti dei 143mila repubblicani desaparecidos durante la guerra e la dittatura.

Effetto della Ley de Memoria, la legge voluta da Zapatero per sanare le ferite di una Spagna restía a fare i conti con il proprio passato.

Ai conservatori spagnoli, solitamente grati a Garzón per la sua inflessibilitá  contro l'indipendentismo basco, l'ultima battaglia del giudice non piace affatto. I catalani di Convergencia i Unió hanno persino avanzato dubbi sulla fattibilitá  dell'operazione che costrebbe 16 milioni di euro e 59 anni per aprire tutte le 149 fosse localizzate.

Tutto è pronto, è questione di giorni. Una équipe di antropologi, esperti in Dna e geofisici dell'universitá  di Granada attende il via libera per cominciare a scavare nel punto dove García Lorca presumibilmente è stato ucciso, per chiarire il mistero sulla sua morte: ammazzato a fucilate? O finito a colpi di bastone? Dubbi profondi rimangono sull'esatta ubicazione: per lo storiografo inglese Ian Gibson, autore di una monumentale ricostruzione della vita di Lorca, il poeta fu sotterrato accanto alla Fuente Grande nel territorio del villaggio di Víznar, eppure alcuni abitanti della zona sono sicuri che occorre scavare quattrocento metri piú in lá , dove riposa una pietra che i falangisti avrebbero utilizzato per indicare che quel terreno non doveva essere smosso - un'accortezza usuale durante quei giorni di furia.

Con il poeta andaluso furono giustiziati il maestro "rojo" Dióscoro Galindo e due toreros anarchici, Joaquín Arcollas Cabezas e Francisco Galadí, da lungo tempo reclamati dalle rispettive famiglie per dare loro degna sepoltura. La novitá  è che gli eredi di Lorca, da sempre contrari alla riesumazione, recentemente hanno cambiato idea: «Aprire la fossa non chiude le nostre ferite», ha fatto sapere la nipote Laura García Lorca, «non ci piacerebbe che si facesse, ma rispettiamo il desiderio delle altre famiglie». Nemmeno Laura è convinta che il luogo individuato dagli studiosi sia quello esatto, e chiede che telecamere e giornalisti rimangano lontani dai lavori di escavazione per non trasformare l'evento nel solito circo mediatico.

La sollevazione dei ribelli fedeli a Franco comincia il 17 luglio 1936. Federico García Lorca si schiera apertamente dalla parte dei repubblicani e del governo legittimamente eletto a febbraio. Decide di abbandonare Madrid per tornare a Granada. Invano gli amici intellettuali e influenti gli offrono un rifugio all'estero per scampare agli effetti nefasti del golpe. Probabilmente pensa che la sua fama letteraria possa salvarlo dai macellai franchisti, che piombano peró in casa sua per minacciarlo di morte. Spaventato, Federico si nasconde presso una famiglia di falangisti, i fratelli Rosales, sicuro che nessuno potrebbe cercare un acceso repubblicano a casa di un fascista.

Calcoli sbagliati, il 16 agosto viene arrestato da Ramón Ruiz Alonso, capo locale dei ribelli che il giorno dopo ammazzano Manuel Ferná ndez Montesinos, sindaco di Granada e cognato di Federico. A quel punto, forse, il poeta trentaseienne capisce che la detenzione è soltanto un primo passo verso la morte. Lo accusano di essere "rojo", un punto di contatto con l'odiata Russia sovietica attraverso una radio clandestina, figlio di una insopportabile famiglia di possidenti terrieri eppure liberali, avverso alla Guardia Civil. E poi è maricón , spregiativo per omosessuale: come dirá  poi uno dei soldati che lo ammazzarono, «c'erano troppi froci a Granada».

Autoproclamatosi governatore della cittá , José Valdez Guzman sa di aver catturato un pesce grosso e chiede un parere al proprio superiore a Siviglia, il carnefice Gonzalo Queipo de Llano. Una conversazione breve, rimasta sui libri di storia: Queipo ordina che a Lorca venga somministrato «caffé, molto caffé».

Nella notte del 18 agosto - o era l'alba? - la famigerata Escuadra Negra lo conduce ammanettato nella campagna di Víznar e lo uccide. In quale modo, lo chiariranno gli esperti se mai riceveranno il via libera da Garzón, che la prima settimana di settembre aveva annunciato di voler riaprire le fosse comuni sparse nella penisola e dare finalmente un nome ai trucidati dalla dittatura, suscitando lo sdegno dei popolari di Mariano Rajoy: «La parte migliore della Costituzione del 1978 risulta nel fatto che gli spagnoli si misero d'accordo per guardare al futuro. Non sono favorevole a riaprire le ferite del passato, a prescindere da chi lo faccia».

I conservatori trovano nell'operazione di identificazione dei corpi un tentativo di addossare le colpe ad una unica parte della Spagna, quella che sostenne il caudillo , e ricorda che le atrocitá  vennero commesse sia dai repubblicani che dai falangisti. Probabilmente in risposta a queste critiche, Garzón ha deciso di ampliare le ricerche agli archivi statali che ancora conservano le sentenze dei tribunali repubblicani come quelli creati a Madrid durante la difesa della capitale dagli assalti delle truppe franchiste, che in quei mesi giudicarono e mandarono a morte i simpatizzanti del golpe. Inoltre il giudice ha sconfitto le resistenze dei vescovi spagnoli, ottenendo piena collaborazione per spulciare i registri parrocchiali alla ricerca di desaparecidos .

Un modo per evitare ulteriori polemiche, per allontanare da Zapatero il sospetto che la nuova legge sia in realtá  una vendetta postuma dei repubblicani uccisi - è anche storia di famiglia: il premier non ha mai conosciuto il nonno paterno, capitano repubblicano e socialista giustiziato dai franchisti.

«Dividere le responsabilitá  al cinquanta percento puó essere soltanto un modo per pulirsi la coscienza personale» osserva Luis Martín Cabrera, coordinatore dell'archivio audiovisuale della guerra civile e della dittatura. Cabrera spiega che esiste una confusione tra Guerra Civil e repressione pianificata (lo studioso arriva a chiamarlo «genocidio») durante e dopo la guerra: «Una buona percentuale dei cadaveri sui quali Garzón chiede informazioni non sono morti in combattimento (...) ma furono vilmente assassinati nella retroguardia e nella maggior parte dei casi semplicemente per le proprie simpatie politiche».

Non è detto che la Ley de Memoria, approvata nel 2007, porterá  alla riapertura delle fosse comuni. Garzón ha bisogno dell'assenso dei magistrati della Audiencia Nacional, il tribunale competente per reati di terrorismo, che per ora si sono dimostrati molto freddi. Insomma, potrebbe risultargli piú semplice processare Pinochet che portare luce sui crimini orrendi della dittatura franchista.

Le ventidue associazioni impegnate nella ricerca e nell'ubicazione delle fosse comuni hanno consegnato al giudice 143mila nomi di altrettanti desaparecidos disseminati nell'intero territorio spagnolo, insieme con le informazioni per recuperarne i corpi. Un numero enorme, frutto di un lavoro minuzioso e testardo da parte di privati, famigliari in pena, ricercatori, un intrico di storie di morte, fucilazioni, annegamenti, torture. «Si commisero tutti i crimini contro l'umanitá » puntualizzano gli avvocati delle associazioni, tra le quali l'Asociación para la recuperación de la memoria historica: «Genocidio, sparizioni forzate e crimini di guerra» che continuarono fino agli anni '50.

La lunga lista non comprende i settemila esiliati che poi trovarono la morte nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Una carneficina pianificata ed eseguita pedissequamente dagli sgherri franchisti, senza pietá . Centoquarantatremila morti ammazzati alla chetichella e coperti di terra. Federico García Lorca è soltanto uno di loro.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori