News per Miccia corta

02 - 10 - 2008

Spagna. Ley de Memoria. «Niente drammi, non sará  come in Argentina»

 

(Liberazione, giovedí, 02 ottobre 2008)

 


 


 

Laura Eduati





La Ley de Memoria non vuole riaprire vecchie ferite, ma risanare uno squilibrio nella memoria collettiva spagnola e cioè la completa rimozione delle vittime repubblicane della dittatura franchista. Questo, in sintesi, il pensiero dello storico Alfonso Botti sulla imminente riapertura delle fosse comuni a settantadue anni dallo scoppio della Guerra Civil . Docente di Storia contemporanea all'universitá  di Urbino e condirettore della rivista "Spagna contemporanea", Botti è convinto che la riesumazione dei corpi non risulterá  drammatica per il Paese come temono i conservatori spagnoli: «La Spagna non è l'Argentina, settant'anni di storia serviranno a giudicare gli avvenimenti con maggiore equilibrio».

 

Settantadue anni, questo il tempo che la Spagna ha dovuto attendere prima di riesumare quei corpi. Perché soltanto ora?

Se prendiamo in esame il secondo dopoguerra, vediamo che la memoria storica ha avuto un andamento carsico e poi è riemersa con il concorso di fenomeni diversi. Penso alla Shoah, di cui si è cominciato a parlare apertamente soltanto negli anni '60, oppure il dibattito sulla storia tedesca cominciata dagli storici di quel Paese negli anni '80. Dunque non mi sorprende che la Spagna voglia recuperare la memoria dopo cosí tanti anni.

 

I popolari di Mariano Rajoy non sono d'accordo con l'apertura delle fosse comuni perché significherebbe, a loro dire, riaprire antiche ferite dopo trent'anni di pace e democrazia. Ci sono altri motivi?

Per rispondere a questa domanda occorre fare un passo indietro e tornare alle modalitá  della Transizione (periodo seguito alla morte di Franco nel 1975, ndr ). La democrazia non tornó grazie alla spallata delle forze di opposizione, ma con l'aiuto congiunto di tre entitá : l'opposizione antifranchista, la volontá  del re Juan Carlos e quella di alcuni politici che non rinnegavano la propria radice franchista ma che erano diventati dei democratici, i cosiddetti "aperturisti". Questo ultimo settore, poi confluito nel Partido Popular, ha giá  fatto i conti con il proprio passato, cosí come la riconciliazione è avvenuta per la Chiesa con la beatificazione dei religiosi uccisi dai repubblicani. Al contrario, le vittime del franchismo sono cadute nel dimenticatoio e questo ha creato una situazione di squilibrio che andava risanata.

 

La Ley de Memoria voluta da Zapatero non è certo la prima legge che si occupa della Guerra civile e della dittatura. Che cosa propone di diverso e perché i socialisti, al potere con Gonzalez negli anni '80 e '90, avevano finora dimenticato le fosse comuni?

La Ley de Memoria è stata sollecitata dal basso, dai nipoti delle persone trucidate per dare loro degna sepoltura. Ed è vero, dalla morte di Franco sono fioccate molte leggi volte a riconoscere la pensione o altre forme di indennitá  alle vedove e ai figli dei combattenti uccisi, tra le quali ben due amnistie. Eppure la memoria ha sempre bisogno di tempo. Lo stesso Gonzá lez ha riconosciuto in tempi recenti di aver sbagliato a non sollevare la questione negli anni del suo governo.

 

Quali effetti avrá  la riapertura delle fosse comuni nel dibattito politico e nella coscienza collettiva degli spagnoli?

La riesumazione e l'identificazione di oltre 140mila corpi avrá  un costo enorme per una Spagna alle prese con una seria crisi economica. E poi possiamo immaginare il fastidio e l'angoscia degli eredi degli assassini, specialmente a livello locale. Un poco a sproposito, Amnesty International fece il paragone tra questa legge e la "Ley de punto final" argentina promulgata poco tempo dopo la fine del regime. In realtá  la situazione della Spagna è diversa, settant'anni faranno valutare la storia in modo certamente equilibrato. Lo spirito della legge spagnola non è quello di riaprire antiche ferite, come temono i conservatori, ma di dare riconoscimento alle vittime repubblicane dimenticate completamente durante la dittatura.

 

La continuitá  della monarchia spagnola ha influenzato in qualche modo la rimozione del passato?

Per nulla. La monarchia ha conquistato grossi meriti per come ha gestito la Transizione e nell'epoca successiva. C'è chi sostiene, non a torto, che bisognerebbe distinguere tra la figura di Juan Carlos, molto apprezzato dagli spagnoli, e l'istituzione monarchica, meno condivisa. L'aspetto positivo è che ora il dibattito sulla monarchia è aperto, cosa impensabile fino a cinque o sei anni fa.

 

La Spagna è ancora divisa in due?

Credo sia errato parlare di due Spagne. Non esistevano nemmeno durante la guerra del '36-'39, se non come effetto del conflitto. Casomani giá  negli anni '30 esisteva una terza Spagna, quella che coltiva una spinta nazionalista tuttora esistente nei Paesi baschi e nella Catalogna.

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