News per Miccia corta

30 - 09 - 2008

Spike Lee fa infuriare gli ex partigiani

 

(la Repubblica, martedí, 30 settembre 2008)

 

 

 

 

Ancora polemica sul film "Miracolo a Sant'Anna" sull'eccidio del '44 che esce venerdí

 

 

MARIA PIA FUSCO

 




ROMA

«Gentile regista, sono una vecchia partigiana. Mio marito Chittó fu ucciso dai nazisti sui monti della Versilia alcune settimane dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema in quel terribile agosto del '44. Mi sono risolta a scriverle perché quello che leggo sui giornali a proposito del film che lei sta girando mi fa sentire il cuore pesante come un macigno...». Cominciava cosí la lettera che Didala Gherarducci, segretaria dell'Anpi di Viareggio, aveva scritto a Spike Lee, che ieri, a Roma per l'uscita di Miracolo a Sant'Anna - il 3 ottobre - ha difeso il film, anticipando le polemiche che ha suscitato e susciterá . «Come regista non chiedo scusa a nessuno per il film che ho diretto. Se ci saranno discussioni vuol dire che in Italia la ferita è ancora aperta. Le interpretazioni sono varie, il fatto è uno solo: il 14 agosto del '44 furono uccisi 560 innocenti. Mi dispiace se ho offeso i partigiani, ma non credo che all'epoca, qui come in Francia, tutti gli italiani amassero la Resistenza. I partigiani combattevano poi si ritiravano sulle montagne, lasciando i paesi in balia delle ritorsioni imposte da Kesserling: dieci italiani per ogni tedesco ucciso».

Spike Lee non ha mai risposto alla signora Gherarducci, che aveva scritto: «... pare che nel film si avvalori la falsa tesi che la strage venga compiuta a causa della ricerca di partigiani presenti in paese. ሠuna falsa tesi, che i detrattori della Resistenza hanno sempre sostenuto per dare ai partigiani la colpa di quella strage...». Al telefono da Viareggio ricorda che «i partigiani a Sant'Anna non c'erano. L'8 agosto c'era stato uno scontro nei boschi tra partigiani e tedeschi con morti da entrambe le parti e il giorno dopo mio marito e io andammo dal parroco per raccontargli l'accaduto, poi tornammo in montagna e ci fu un abboccamento tra le tre formazioni che operavano nella zona. Quando il 12 sentimmo i colpi pensammo a una bravata dei tedeschi che ogni tanto uccidevano un maiale. L'indomani scendemmo in pattuglia: non dimenticheró mai quel che vidi sul sagrato della chiesa».

Se Lee l'avesse ascoltata forse avrebbe avuto qualche dubbio. Il film, come dice James McBride, autore del libro da cui il film è tratto, «è una fiction. Ero venuto in Italia per trovare ispirazione, i fatti di Sant'Anna mi hanno sconvolto e ho scritto il romanzo. Io mi scuso se ho offeso i partigiani». Ed è proprio la finzione che la Gherarducci contesta nella lettera: «So che lei è un grande regista, so che nei suoi film è riuscito a raccontare drammi, dolori e oppressioni che ci hanno emozionato e hanno fatto crescere la coscienza civile anche qui in Europa... Proprio per questo vorrei farle sentire in qualche modo perché ogni finzione, ogni aggiustamento di quanto avvenuto a Sant'Anna mi pare, ci pare, inaccettabile. Quando una comunitá  ha vissuto un lutto cosí profondo e traumatico, comprenderá  che conservino una sensibilitá  esasperata dal dolore che brucia ancora la carne a distanza di sessant'anni...».

Didala Gherarducci, oggi nonna di 4 nipoti - «Sono serena ma non saró mai felice, l'orrore di quella piazza, l'immagine delle donne che cercavano un segno, un pezzetto di stoffa per riconoscere un loro caro, l'odore acre di morte non mi abbandoneranno mai» - non ha visto il film. «Perció non ho protestato ufficialmente, lo vedró domani a Viareggio. Ma smentisco ció che ha detto il regista sui partigiani: loro non hanno mai abbandonato i paesi alla furia nazista, erano i fascisti ad accompagnare i tedeschi. ሠvero peró, come dice Spike Lee, che non tutti gli italiani amavano la Resistenza: i fascisti la odiavano. E allora in Italia tutti erano fascisti».

Reazioni alle parole del regista sono arrivate dal vicepresidente dell'Anpi di Pietrasanta, Giovanni Cipollini: «Le dichiarazioni di Spike Lee ci indignano. Quello che ha detto è un'ulteriore dimostrazione di ció che sosteniamo ormai da tempo: ha realizzato un film senza tenere presente l'esatta veritá  di ció che è avvenuto a Sant'Anna di Stazzema... Il film è frutto di notizie che ha acquisito ma che non hanno a che vedere con la veritá  storica e con i fatti che sono emersi dalla sentenza del Tribunale di La Spezia. Chiediamo ancora una volta a Spike Lee che abbia il coraggio di parlare con noi».

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