News per Miccia corta

29 - 09 - 2008

Mauro Rostagno, vent'anni dopo

 

(www.gadlerner.it)

 

Mauro Rostagno, vent'anni dopo

 

GAD LERNER


Sono ritornato a Trapani dopo vent'anni. Ho posato il mio sasso al cimitero di Valderice su quella tomba tra i melograni con la sagoma di Mauro Rostagno scolorita come il negativo di una pellicola. Passando dal bivio di campagna in cui tamponarono la sua Duna e gli scaricarono addosso otto proiettili la sera del 28 settembre 1998, siamo arrivati alla bellissima Comunita' Saman, trovandola deserta. E' qui che vent'anni fa ci ritrovammo intorno al suo corpo vestito di una tunica bianca, masticando il dolore di una perdita intollerabile, solo pochi mesi dopo gli arresti per il caso Calabresi e dunque un'accusa infamante rivolta a noi tutti ex di Lotta Continua. Ho partecipato agli incontri di ricordo con tutta la gratitudine e il rimpianto che so di dovere ai riferimenti migliori della mia gioventu'.
L'inchiesta ha subito intoppi, ritardi, deviazioni. Lo ha onestamente riconosciuto ieri ai giardini della Villa Comunale di Trapani il giudice Antonio Ingroia che finalmente ha potuto annunciare l'imminenza di un processo per gli assassini di Mauro. Com'era chiaro fin dal primo momento, si tratto' di un delitto di mafia. Ma siccome Mauro Rostagno era un irregolare, un sovversivo, un sessantottino, degli inquirenti obnubilati dal pregiudizio stentarono a riconoscerlo. Eppure lo vedeva tutta Trapani quello strano giornalista che trasmetteva filmati compromettenti e diceva i nomi dei collusi in diretta tv.
Nei prossimi giorni pubblichero' un mio articolo del 1988 dedicato a quel triste viaggio trapanese. Agli abitudinari del pregiudizio, nel frattempo, dedico questa istantanea sulla "lobby di Lotta Continua".
Noi tutti li' riuniti nel lutto, vent'anni fa, per una vita meravigliosa spezzata cosi'. C'era pure Alexander Langer, un altro che se ne andra' malamente. Mentre Adriano Sofri era rinchiuso nel carcere di Pisa. Bella combriccola di privilegiati, vero? Io mi considero fortunato di averli avuti per maestri. Sconfitti, certo, ma preziosi per quello che ci lasciano.

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