News per Miccia corta

23 - 09 - 2008

La Spagna ricorda le vittime del regime. Nelle fosse comuni 130mila corpi

 

 

(la Repubblica, martedí, 23 settembre 2008)

 

 

 

 

 

 

 Il giudice Garzon ha ricevuto ieri i nomi di 130.137 persone uccise durante la Guerra civile. Grazie alla Legge della Memoria migliaia di famiglie sapranno dove sono stati sepolti i propri cari. E Madrid fará  pace con la propria storia

 

Le fosse comuni potrebbero contenere 130 mila cadaveri, e forse anche di piú

 

Dopo la morte di Franco, nel '75, ci fu l'amnistia per tutti: il cosiddetto "Patto dell'oblio"

 

Fra le vittime delle squadracce anche il poeta Garcia Lorca: il suo corpo verrá  esumato

 

Torres Mora: "Se davvero potessimo riscrivere la storia impediremmo la guerra"

 

 

 

 GUIDO RAMPOLDI

 




MADRID

 

Dopo aver abraso dal panorama urbano la faccia bolsa di Franco, disarcionato il Caudillo da varie statue equestri e cancellato il suo nome dalla toponomastica, i socialisti si apprestano a sostituire il Rimosso, nei municipi dove sono maggioranza, con i nomi di tremila republicanos, quasi tutti uccisi dai franchisti durante la Guerra civile. Questo intitolare strade e piazze ai vinti cacciandone i vincitori e ribaltando il verdetto dei campi di battaglia, irrita la destra, che si sta spostando verso il centro ma tradisce disagio ogni qualvolta è chiamata a fare i conti con il franchismo. Irrita soprattutto quei porporati avanti negli anni che convissero serenamente con la dittatura. Costoro mai trovarono scandaloso lo spettacolo di targhe e monumenti in ricordo del tiranno che sterminó cinquantamila prigionieri dopo la fine del conflitto; peró sono corsi in Vaticano alla fine dell'ottobre scorso, quando il papa ha beatificato 498 religiosi assassinati dai "rossi".

 

Sembrerebbe la storia di una Spagna ancora divisa, anzi di due Spagne che non hanno mai cessato di combattersi, ciascuna armata della propria memoria e del proprio dolore. Ma cosí ormai la legge soltanto quel piccolo settore della destra che ha eletto a proprio campione l'ultimo Aznar, l'Aznar neocon. La Spagna reale è un'altra cosa, ci dice uno stretto collaboratore di Zapatero, il deputato socialista Josè Andres Torres Mora. E racconta di un Paese "meticcio" in cui i due partiti maggiori non sono in relazione di continuitá  con le "due Spagne" della Guerra civile e la metá  della popolazione afferma di ignorare da che parte combatterono i propri nonni.

 

A suo modo anche Torres Mora è un esempio di un Paese non piú spezzato da ostilitá  assolute. Presidente di una commissione parlamentare, per quel che qui conta egli è innanzitutto il nipote del seminarista Juan Duarte, beatificato un anno fa in Vaticano. Nel luglio del 1936, quando Franco insorse contro la Repubblica, un gruppo di republicanos catturó il ventiquattrenne Duarte in casa dei genitori, dove trascorreva le vacanze, lo torturó e infine lo sbudelló con una mannaia, solamente perché indossava una tonaca.

Settant'anni dopo, il giorno della beatificazione, Torres Mora era in piazza san Pietro, per una ragione, spiega, familiare, privata. Ma per una ragione politica la settimana successiva illustró al parlamento spagnolo la legge che non piace alla destra spagnola.

 

La Spagna la conosce come la Legge della Memoria. ሠlo strumento tecnico con il quale il governo socialista ha messo archivi e fondi a disposizione delle migliaia di ultrasettantenni che a tutt'oggi non sanno dove siano sepolti i familiari assassinati durante la Guerra civile. Questi desaparecidos furono quasi tutti, ma non tutti, vittime dei franchisti. Cercarne i resti prima non era proibito: ma spesso le amministrazioni rifiutavano informazioni sulle fosse comuni, oppure non autorizzavano gli scavi. "Non è saggio riaprire vecchie ferite", si obiettava.

 

Con la stessa formula il Partido Popular e alcune gerarchie ecclesiastiche hanno motivato la loro vana opposizione alla Legge della Memoria. Si è aggiunto: i socialisti "vogliono riscrivere la storia". Torres Mora, che di quella norma è stato proponente e relatore, replicó in parlamento cosí: se davvero oggi noi spagnoli potessimo riscrivere la storia, cercheremmo "non di scambiare i ruoli dei vincitori e dei vinti ma di impedire la guerra". Se c'è una "lezione della Guerra civile" che la Spagna ha interiorizzato, e che ha guidato la transizione, è proprio questa: va impedito che la violenza diventi un metodo di lotta politica. Questo impegno ha condotto al compromesso chiamato il Patto dell'Oblio: dopo la morte di Franco (1975) un'amnistia garantí tanto la libertá  ai prigionieri politici quanto l'impunitá  ai franchisti; e destra e sinistra convennero tacitamente di maneggiare la memoria con cautela, salvo in campagna elettorale. Ma ormai la democrazia è solida: è ancora necessaria tanta prudenza? Di questo, piú che di fosse comuni o pensioni postume, oggi la Spagna discute.

 

Zapatero di fatto ha revocato il Patto dell'Oblio. Piú esattamente, l'ha revocato la storia quando ormai le titubanze della politica suonavano comiche, in un Paese che da almeno vent'anni coltiva una curiositá  divorante per la Guerra civile. Nella piú grande libreria madrilena, la Casa del Libro, lo spazio dedicato a saggi e memorie sull'argomento è almeno triplicato dall'inizio della scorsa decade. Legioni di storici si sono misurati con quella complessa vicenda; il pubblico sovente è parso affidare agli studiosi britannici (in particolare Paul Preston e Antony Beever) una sorta di arbitrato. Grossomodo alcuni verdetti ormai sono univoci. Franco era un miserabile, furbissimo ma di una pochezza intellettuale e umana spaventosa. Il franchismo fu per la Spagna una terribile iattura. La Guerra civile (1936-1939) sommó tre conflitti che si trascinavano dall'Ottocento: una ferocissima lotta di classe; lo scontro tra autoritarismo e liberalismo; la rissa tra centralismo castigliano e localismi centrifughi. Da una parte e dall'altra militava molta gente cui ammazzare piaceva. Se a tutto questo si aggiunge che tanti spagnoli furono obbligati a schierarsi con questi o con quelli in ragione del fatto che il loro villaggio cadeva di qua o di lá  del fronte, non è difficile capire perché la Guerra civile sfugga a schemi facili, manichei. Tuttavia quel poco o tanto di legalitá , rispetto per i diritti umani e passione per la libertá  che convissero con la barbarie di quel periodo, abitarono unicamente un campo: la Repubblica. Inoltre lo sterminio del nemico come metodo terroristico fu la scelta (sistematica) dei generali insorti, non del governo legittimo. Per quanto feroci si mostrassero i cosiddetti incontrolados che la Repubblica colpevolmente tolleró nelle proprie fila, i civili da essi uccisi furono, secondo molti storici, un decimo dei civili trucidati dai franchisti.

 

Insomma ci fu una differenza obiettiva tra gli uni e gli altri. La destra ha sfruttato il Patto dell'Oblio per azzerare quella distanza. E cioè se ne è avvalsa per accreditare la tesi per la quale tutti furono colpevoli, e in egual misura: dunque non avrebbe senso distinguere tra sterminati e sterminatori, esiliati e ladri dei loro beni, golpisti e libertari. Questo furbo modo di ragionare, chiamato in Spagna il "fifty-fifty" perché ripartisce a metá  le colpe, è universale e viene usato anche in Italia, a destra come a sinistra, per manipolare vicende molto piú lineari della Guerra civil. Pratica il "fifty-fifty" chi si aggrappa alle vendette compiute da alcuni partigiani per insinuare un'equivalenza tra fascismo e antifascismo; o chi equipara la Nato e Taliban in virtú del fatto che anche gli occidentali talvolta ammazzano civili afgani.

 

In Spagna probabilmente non occorre disseppellire i morti per seppellire il "fifty-fifty". E neppure è fondamentale sapere se le fosse comuni contengano 130mila corpi o di piú, anche se i numeri non sono affatto irrilevanti. Ma è importante ricordare quel che finora la politica si è imposta di dimenticare, e cioè lo spaventoso carico di sofferenza inflitta a coloro che tuttora sono chiamati i vencidos, i vinti. Per usare le parole di Torres Mora che il parlamento applaudí, "la riconciliazione non nasce dall'oblio, ma dal ricordo". Se stiamo ad alcuni storici, chi oggi è meno disponibile a ricordare - e nel concreto ad aprire i propri archivi alle varie associazione nate allo scopo di ritrovare i resti dei desaparecidos - è la gerarchia cattolica. L'episcopato giocó un ruolo molto positivo durante la transizione; e sotto la guida di un cardinale tuttora rimpianto si conquistó una credibilitá  ammettendo pubblicamente le proprie colpe. Ma come adesso è chiaro, a recitare quell'atto di contrizione furono i vescovi che erano innocenti. Chi invece aveva peccato di viltá , e peccato molto, non era affatto pentito. Questi prelati col tempo hanno conquistato nella Chiesa posizioni di rilievo che li hanno affacciati alla politica; istintivamente si sono avvicinati alla destra della destra. Ma il circuito di opinionisti e di politici aznariani che li ha presi sotto tutela e ne difende rozzamente le posizioni, ha finito per isolarli perfino da una parte della base cattolica. Un risultato di questo isolamento è un film attualmente in programmazione, I girasoli ciechi, molto meno bello dell'omonimo romanzo cui sommariamente si ispira (l'ha scritto in tarda etá  un vinto, il comunista Alberto Mendez). Il protagonista della pellicola è un prete che ha combattuto la Guerra civile ammazzando liberamente republicanos, un ipocrita che sbava dietro alla moglie di un "rosso" e tenterá  di violentarla. Anche durante la dittatura la Chiesa spagnola fu piú molto complicata di questa rappresentazione. Ma quei preti con il braccio teso che costringevano scolaresche a gridare "viva Franco" non sono un'invenzione del regista.

 

Torres Mora mostra una serafica indifferenza per le posizioni delle gerarchie cattoliche («Saranno sei mesi che non ne discuto, se non con amici italiani cui dico: non farete molta strada se continuerete ad essere ossessionati dalla Chiesa»). E la Guerra civile non è argomento che lo appassioni piú di tanto («Mi sembra piú interessante capire perché qui il 70% degli studenti non ottenga la sufficienza in matematica»). Ma la necessitá  di sostituire la rimozione e l'oblio con una memoria grossomodo condivisa oggi è un tema centrale per la politica spagnola. Anche per un motivo tattico: il vistoso imbarazzo che paralizza il Partido Popular davanti a quel passato incita il governo socialista a non lasciar cadere il tema. Inoltre è entrata in campo la magistratura, nella persona dell'ubiquo pubblico ministero Garzon che proprio ieri ha ricevuto una lista di 130mila nomi di desaparecidos della Guerra civile.

 

Che sia stato o no sollecitato dall'esecutivo (i socialisti lo negano), Garzon sta spronando i restii ad attuare la Legge sulla Memoria. Su sua sollecitazione la famiglia di Garcia Lorca ha rinunciato ad opporsi all'esumazione dei resti del poeta, fucilato insieme a due anarchici, di mestiere banderilleros nelle corride, e ad un maestro elementare. Quest'ultimo, Dioscoro Galindo, fu ucciso per "aver negato l'esistenza di Dio". I maestri non credenti sopravvissuti alla guerra vennero espulsi dalle scuole dopo la vittoria di Franco. Alle epurazioni parteciparono attivamente non pochi religiosi. Settant'anni piú tardi, un libro di testo per le scuole private cattoliche, Etica, insegna agli alunni delle secondarie che i figli di genitori separati rischiano di tendere alle droghe, al crimine e alla violenza; e adombra una similitudine tra le interruzioni della gravidanza e le grandi stragi occorse durante la Seconda guerra mondiale. E' lecito trattare un tema delicato come l'aborto anche con metafore corrive. Ma quando si è stati dalla parte di chi sterminava gli atei (fosse pure perché alcuni atei sterminavano preti) converrebbe evitare certe comparazioni.

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori