News per Miccia corta

16 - 09 - 2008

«Miccia corta» in cine-commissione. Sará  bloccato dal ministro Bondi?

 

 

 

(Il Riformista, 16 settembre 2008)

 

 

di Michele Anselmi

 


Con l'aria che tira attorno al tema "terrorismo", tra le controversie sollevate dai recenti scritti di Sofri e gli attacchi lanciati da Bondi al documentario "il sol dell'avvenire", ci si chiede: cosa succederá  il 29 settembre quando la cine-commissione ministeriale dovrá  stabilire se Miccia corta ha i requisiti per esser riconosciuto di interesse culturale nazionale, quindi accedere a un finanziamento di circa 1 milione e 700 mila euro su un costo totale di 5?

Bella gatta da pelare per i sei esperti (Rosaria Marchese,Stefania Carini, Enrico Magrelli,Francesco Gesualdi, Oscar Iarussi e Dario Viganó) coordinati da Gaetano Blandini, responsabile della Direzione cinema. Ci si augura che possano decidere in piena autonomia in merito al film che Renato De Maria, protagonisti Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno,intende trarre dal libro-diario di Sergio Segio, famigerato "comandante Sirio" di Prima Linea. E dunque non sulla base delle «precise indicazioni» del ministro, bensí ragionando sulla qualitá  del copione (firmano Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo e Fidel Signorile) e sulla forza dell'impianto produttivo (propone Andrea Occhipinti per Lucky Red).

Tuttavia, poco prima di Ferragosto, il ministro ai Beni culturali promise che su «certi tenú», appunto legati agli anni di piombo, non sarebbero stati «piú erogati finanziamenti senza il consenso dei parenti delle vittime».

 

In veritá , Bondi si spinse ancora piú in lá , salvo poi rimangiarsi il proposito, teorizzando addirittura la nascita di un comitato etico di saggi, s'intende «rappresentativo di tutte le aree culturali», incaricato di esprimersi «sull'opportunitá , la necessitá » di raccontare al cinema, e magari pure come, quel tragico pezzo di storia patria.

Al 29 settembre mancano meno di due settimane. Data pure simbolica, tra l'altro: canzone dell'Equipe 84 a parte, quel giorno Berlusconi compirá  72 anni.

Sono 24 i progetti che i commissari sono chiamati a giudicare, nel mazzo c'è di tutto, da L'internazionale della satira di Sabina Guzzanti a Figli delle stelle di Lucio Pellegrini, passando per Il seminatore di Salvatore Piscicelli.

Ma non ci vuole molto a capire che su Miccia corta si incentrerá  la discussione piú delicata, rievocando il film l'attacco al carcere femminile di Rovigo, 3 gennaio 1982, orchestrato dal terrorista per liberare Susanna Ronconi e altre due detenute, Federica Meroni e Loredana Biancamano.

Mori un anziano passante iscritto al Pci, Angelo Furlan, colpito dalle schegge della bomba, 20 chili di tritolo, che fece saltare il muro di cinta. «Doveva essere un'azione motivata dall'amore e dalla solidarietá  verso i nostri compagni. .. Si risolse invece in un nuovo lutto», riconobbe Segio ventitré anni dopo.

Andrea Occhipinti, impegnato nel frattempo ad allargare la compagine produttiva coinvolgendo Raicinema, Euroimage e i fratelli Dardenne,scandisce: «Confido che la commissione sia messa nella condizione di decidere serenamente. La sceneggiatura è seria, non contiene compiacimenti ambigui o scivolate romantiche. Nessuno potrá  dire che facciamo apologia del terrorismo, che offendiamo le vittime. Se poi il ministro vorrá  leggere il copione, faccia pure. Sono tranquillo». Resta la perplessitá  di fondo: «Bondi intende ascoltare contestualmente le associazioni delle vittime», conferma il produttore. In pratica cosa significa? Che le tre principali associazioni in questione, in pratica quelle ricevute dal presidente Napolitano il 9 maggio scorso (Aviter, Memoria e Unione familiari vittime per stragi)  saranno interpellate all'incirca una settimana prima del 29 settembre, insieme alla figlia del pensionato che peri nel blitz, la signora Maria Teresa Furlan, al giornalista Mario Calabresi e a don Ciotti (Segio oggi collabora col Gruppo Abele). In quanto parlamentare, invece, non potrá  essere ascoltata Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, che proprio al Riformista parló, in materia, di «censura preventiva». E con lei Olga D'Antona o Giovanni Bachelet. Comunque lo si guardi, un pastrocchio, un'assurditá  in via di principio. E pensare che il ministro Bondi si dichiaró «sgomento» e «offeso» di fronte a chi sollevó fondate perplessitá  in merito al suo modo di agire.

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