News per Miccia corta

14 - 09 - 2008

Sofri e le parole su Calabresi Critiche da sinistra: ha sbagliato

 

 

(Corriere della Sera, 14 settembre 2008)

 

 

 

 

Sansonetti: pericoloso negare che quell' omicidio fu terrorismo Ma il «manifesto»: no alle equazioni, giusto il suo urlo arrabbiatoIl direttore di «Liberazione»: Sofri reintroduce nel dibattito un' idea totalitaria di innocenza e colpa

 

 

Imarisio Marco

 

 


ROMA - «Adriano Sofri (Trieste, 1 agosto 1942) è un ex terrorista, giornalista e scrittore italiano al centro di un controverso caso giudiziario che lo vede condannato in via definitiva come mandante dell' omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi». Wikipedia, l' enciclopedia libera online, è tutto fuorché il Vangelo. Ma due giorni dopo la pubblicazione del suo articolo sul Foglio, chi avesse voluto consultarla per saperne di piú sull' ex leader di Lotta continua avrebbe trovato quella definizione, «ex terrorista», inserita di fresco da un utente, poi rimossa, poi nuovamente reinserita. Il resto è tutto giusto. Ma quella nuova voce è uno sfregio che davvero dimostra come questi siano argomenti che sopportano male la risposta del giorno dopo. E oltre a Wikipedia, arrivano attacchi a sorpresa anche da sinistra, primo fra tutti quello di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione e «sofriano» convinto. Le parole di Sofri - riassumendo brutalmente il suo articolo sul Foglio: la morte di Luigi Calabresi non fu terrorismo, lo Stato si è dimenticato della famiglia Pinelli - hanno peró alzato un' onda di reazioni e turbamenti, soprattutto nei suoi settori di riferimento, la sinistra piú movimentista e il vasto arcipelago dei reduci di Lotta continua. Lo testimoniano due editoriali di ieri, pubblicati da autori di area molto vicina, ma dai contenuti opposti. Il 20 ottobre 2007 Gabriele Polo e Piero Sansonetti, rispettivamente direttore de il manifesto e Liberazione, si abbracciavano sul palco di piazza San Giovanni al termine della manifestazione da loro organizzata nel tentativo vano di rianimare e unire la sinistra. Ma su Sofri, saluti all' unitá . «I cortocircuiti della propaganda cercano al terrorismo italiano una data d' origine nell' omicidio Calabresi, precipitano cosí nelle equazioni, cancellano tutte le differenze». Cosí Polo, sul manifesto, completamente d' accordo con «l' urlo arrabbiato» dell' ex leader di Lotta continua. «Sofri opera una distinzione tra terrorismo e giustizialismo violento, e rivendica la categoria del giustizialismo per l' omicidio Calabresi, distinzione operata sulle caratteristiche e sulle biografie delle vittime ( ). A me questo ragionamento sembra pericolosissimo. ( ) Reintroduce nel dibattito politico un' idea totalitaria di innocenza e colpa, e di gradazione del diritto alla violenza, che puó portare ai piú terribili disastri culturali e politici». Questo invece è Sansonetti, sempre ieri. Come si vede, sul tema ci sono sostanziali divergenze tra il compagno Polo e il compagno Sansonetti. Non si tratta di una mera polemica di carta. La morte di Luigi Calabresi è argomento urticante per chi visse quegli anni, basta un aggettivo per urtare sensibilitá  diverse. «Ci fa molto soffrire ancora oggi» dice Giovanni Russo Spena, che nel 2003 da parlamentare di Rifondazione si impegnó in una dura battaglia contro i «giustizialisti» che a suo dire remavano contro la grazia a Sofri. «Adriano non è certo un terrorista. Ma questa volta ha sbagliato, pur all' interno di un ragionamento importante. Non credo che esistano gradazioni alla definizione di terrorismo. E quel delitto rientra appieno nella categoria». In quel 1972 lo scrittore Gianfranco Bettin aveva 15 anni. Si iscrisse a Lotta continua ad un passo dallo scioglimento, proseguí la sua strada fino a diventare consigliere regionale veneto, com' è oggi. Nel 2003, quando le vittime del terrorismo erano ancora nel cono d' ombra, fu degli oratori al Memory day di Mestre citato anche da Mario Calabresi in Spingendo la notte piú in lá . «Stando ai giudici, Sofri ha ragione. Lui vuole dire che quel delitto non va iscritto in una strategia che contempla l' omicidio come mezzo per ottenere un risultato politico. E non voleva certo sminuire la colpa di chi ha commesso un atto orrendo. E' una distinzione sottile tra crimine politico e terrorismo. Ma dal punto di vista delle vittime non cambia nulla, è pura accademia. Il suo è un grido, e come tale non proprio meditato». Paolo Cento, che firmó la proposta di legge sulla grazia a Sofri, sta con l' ex leader di Lotta continua. Senza se, con qualche ma, e questa è una novitá . «Dice cose giustissime. I toni peró sono sbagliati, ma questo fa parte del modo di essere di Adriano». Ultimo viene lo storico. Giovanni De Luna, anche lui con un passato in Lotta continua. Il suo ragionamento, piuttosto sentito, è influenzato dal mestiere che esercita, dice di cercare la prospettiva lunga. «Puó essere controverso, ma apprezzo lo sforzo di Adriano. Nessun Paese puó permettersi il lusso di convivere con un passato irrisolto. Non esisterá  mai una memoria unica e condivisa, ma spero che prima o poi si riesca a recintare un terreno virtuoso all' interno del quale vi siano certezze, storiografiche e giudiziarie, a cui ancorarsi. Perché i conflitti della memoria, specie se personali, non dovrebbero mai occupare uno spazio pubblico. Altrimenti, a lungo andare le societá  implodono». *

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La vicenda Piero Sansonetti ha firmato su «Liberazione» (a destra) un editoriale «Dalla parte di Pino Pinelli (ma stavolta non di Sofri)» sulla polemica relativa all' omicidio Calabresi. L' ex leader di Lotta continua aveva criticato duramente un articolo scritto da Mario Calabresi, che raccontava di aver preso parte a un incontro organizzato dal segretario delle Nazioni Unite per le vittime del terrorismo

 

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