News per Miccia corta

14 - 09 - 2008

``Anche la destra sia antifascista`` Fini piega Alemanno e La Russa

 

(la Repubblica, domenica, 14 settembre 2008)

 

 


 


 

 

 

"Le leggi razziali sono state un abominio, il fascismo fu tutto negativo"

 

MAURO FAVALE




ROMA - «Colgo l'occasione per mettere i puntini sulle "i"». Esordisce cosí, il presidente della Camera Gianfranco Fini ospite di "Atreju", la festa dei giovani di An. E i "puntini" diventano parole nettissime di condanna del fascismo e della Rsi, la Repubblica di Saló, cinque giorni dopo le celebrazioni dell'otto settembre e il carico di polemiche scaturito dalle parole di due dei maggiori esponenti del suo partito, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «La destra politica italiana e a maggior ragione i giovani – afferma Fini davanti ad una silenziosa platea – devono senza ambiguitá  dire che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione: libertá , uguaglianza e giustizia sociale. Valori che hanno guidato e guidano la destra e che sono, a pieno titolo, antifascisti». Sembra rivolgersi a La Russa quando dice che «non si puó equiparare chi stava da una parte e combatteva per una causa giusta e chi, fatta salva la buonafede, stava dalla parte sbagliata». E ne ha per Alemanno quando spiega che «la storia non si puó isolare in fotogrammi. Le leggi razziali sono state un infame abominio ma il fascismo è tutto negativo». Il pubblico si lascia andare in un applauso solo quando il presidente della Camera ricorda che «non tutti gli antifascisti erano democratici». Fini, poi, ringrazia il lavoro di Carlo Azeglio Ciampi per «costruire una memoria condivisa» e, quando un giovane di Forza Italia che lo intervista lo invita a parlare del '68 perché «fascismo e antifascismo non ci interessano piú», lui è lo gela: «La storia non è dire "scordiamoci il passato", non è mettere le cose sotto il tappeto».

La tradizionale intervista alla festa dei giovani di An (la stessa durante la quale Silvio Berlusconi, tre giorni fa, aveva elogiato il fascista Italo Balbo) diventa, per Fini, l'occasione per un discorso a lungo ponderato. Come quello pronunciato nel 2003 durante il viaggio in Israele sul «fascismo come male assoluto». Giá  nei giorni scorsi, era giá  filtrata l'irritazione del presidente della Camera dopo le uscite dei suoi colonnelli. Giovedí c'era stato l'incontro con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ieri, "lo strappo".

«Un grande passo avanti» lo definisce Walter Veltroni che, in polemica con Alemanno, ha lasciato il Comitato promotore del Museo della Shoa a Roma. Per il leader del Pd, peró, le parole di Fini «rientrano in un'evoluzione personale. Lo stesso non si puó dire per alcuni esponenti del suo partito». Da An aspettano quattro ore. Poi, quasi in contemporanea, arrivano i commenti di Alemanno e La Russa. Prima il sindaco di Roma: «Le dichiarazioni del presidente Fini chiudono definitivamente le polemiche di questi giorni: tutto il gruppo dirigente di An, compreso il sottoscritto, ha elaborato le tesi di Fiuggi, ha guidato il partito in questi anni e non puó non ritrovarsi in questo percorso e in queste dichiarazioni». Poi il ministro della Difesa: «Concordo pienamente con Fini come a suo tempo ho plaudito alle parole di Violante, ai libri di Pansa e alla musica di De Gregori».

Nessuno si smarca dalle parole di Fini. Tutto l'arco parlamentare ne apprezza la chiarezza. Il presidente del Senato, Renato Schifani ricorda che «l'antifascismo, nell'assetto istituzionale del nostro Paese, è fuori discussione». Nell'opposizione, Antonio Di Pietro commenta cosí: «áˆ una non notizia. Tutti dovrebbero sapere che il fascismo è stata una tragedia per il Paese. Quello che il presidente della Camera dice se lo ricorda proprio adesso di doverlo dire? Mi pare che sia troppo tardi». Per Pier Ferdinando Casini «una democrazia matura non dovrebbe avere bisogno di precisazioni: il fascismo è fascismo, il comunismo è comunismo. La democrazia è un altro film. Sono cose che si imparano all'asilo della politica».

Fuori dal parlamento, invece, il clima è diverso. A destra c'è malessere per quella condanna e Francesco Storace non si nasconde: «Fini vuole riportare l'Italia indietro di sessant'anni, rinfocola odi. C'ha messo quarant'anni per scoprire l'antifascismo, che a Fiuggi era strumento e ora è issato a valore». E aggiunge: «Si puó essere democratici senza essere antifascisti».

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