News per Miccia corta

14 - 09 - 2008

``Il sangue dei vinti`` Al Festival di Roma si fa egemonia

 

(Liberazione, domenica, 14 settembre 2008)

 



 

Boris Sollazzo




Pansa mia fatti capanna. Il sangue dei vinti avrá  la sua marcia su Roma. La pellicola di Michele Soavi sui delitti partigiani post Resistenza tratto dal saggio bestseller del giornalista, dopo cinque anni, vede la luce e arriva al Festival, ex Festa, capitolino. Due rifiuti dal Fondo di Garanzia ma tanti difensori interessati, sponsor politici di cui la bravura di Michele Soavi non aveva certo bisogno. Croppi, assessore alla cultura del Comune di Roma, il cui referente è l'Alemanno revisionista che chiede che il fascismo non vada considerato come "male assoluto" (in contestazione anche al Fini antifascista di ieri), si era augurato dopo il dietrofont, che nel precedente rifiuto dei direttori romani, «non ci fosse censura». Insinuazione strumentale a un appoggio neanche tanto velato al reintegro in selezione del film- fiction revisionista.

Lo scandalo era nato per un rifiuto via sms de Il sangue dei vinti , per motivazioni - peraltro giustamente ribadite dalla coordinatrice Piera De Tassis - puramente estetiche e avvalorate dalla decisione analoga veneziana. Non era cosí, evidentemente, per l'assessore, che ha commentato l'inserimento come evento fuori concorso (forse il 30 ottobre con dibattito in par condicio a seguire) con un per nulla sibillino «chi gestisce il festival ha ben chiaro in mente la maggioranza politica che governa Roma». Aggiungendo poi con umorismo non voluto che naturalmente «i direttori della sezione sono completamente autonomi». Parzialmente smentita, poi, questa considerazione perlomeno inelegante (i soliti giornalisti capziosi) rende bene l'idea del cambiamento in atto al Festival dell'Auditorium. Come ha giá  rilevato Müller, «per ora a Roma ci sono solo anteprime regionali», continuando sulla scia della grande kermesse veltroniana in cui le novitá  erano poche e spesso passavano altrove nelle settimane precedenti. Basti pensare a Daniele Vicari e Il suo passato è una terra straniera , presente anche a Londra (piú o meno in contemporanea), tanto per citare uno dei fiori all'occhiello del concorso.

Nessuna censura, ma si fa fatica a capire perché l'evento della stagione, il W di Oliver Stone, che molte voci davano sicuro a Roma, sia stato rifiutato. Gli americani, diplomaticamente, invocano le paure nella transizione tra Veltroni e Alemanno e il fiorire in quelle settimane di ipotesi di ridimensionamento o cancellazione della rassegna, ma sembra che il veto venisse da Bush - preso di mira nel lungometraggio - o meglio dal suo fedele luogotenente Silvio Berlusconi, infastidito da una versione tanto maliziosa e apocrifa della biografia del peggior presidente d'America. «Eravamo in trattativa con la manifestazione di Roma, ma la cosa è stata un po' strana - è la ricostruzione che fa per Repubblica Cristelle Dupont dell'agenzia inglese Dda che si occupa della promozione del film di Stone -. A un certo punto gli organizzatori ci hanno detto che il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, gran sostenitore del Presidente Bush, non avrebbe gradito che un film come quello di Stone aprisse il festival».

Un'ingenuitá  esilarante, se vera, cosí come le spiegazioni attuali del presidente Gian Luigi Rondi, successore di Bettini. Per il film di Soavi interpretato da Placido se l'è cavata sostenendo «di non aver visto il film, non ho nulla da opporre, spero che la cosa si faccia», ribadendo il leit motiv che i direttori «sono assolutamente indipendenti». Per l'opera di Oliver Stone sostenendo di aver firmato di suo pugno una lettera d'invito prima di Venezia. Francamente un po' tardi, a quel punto era inevitabile (e auspicata?) la risposta negativa. Il pur contestatissimo (da questo giornale e pochi altri) Veltroni, pur entrando nell'organizzazione con telefonate e pranzi provvidenziali con star Usa per far loro calcare il tappeto rosso della capitale, non si era mai permesso di influenzare scelte in base a considerazioni politiche. Ma il frasario da Minculpop" parla chiaro, l'ultima parola spetta alla «maggioranza che governa la cittá ». E cosí anche la decisione di Rondi di cambiare e italianizzare i nomi delle sezioni ( Extra diventato L'altro cinema , Focus Occhio sul mondo , Premiere Anteprima , etc., e pazienza se i primi due erano parole latine) forse non assume solo un valore semantico.

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