News per Miccia corta

12 - 09 - 2008

Onu e omicidio Calabresi. Sofri riaccende la polemica

 

 

 

(Corriere della Sera, 12 settembre 2008)

 

 

 



D'Ambrosio: uscita fuori luogo. Manconi: giusto chiarire il contesto

 

Marco Imarisio




MILANO "‚ÄĚ Meglio cominciare dalla fine. ¬ęMi dispiace: argomenti come questo hanno bisogno di spazio e delicatezza, e sopportano male la risposta del giorno dopo. Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista¬Ľ. Adriano Sofri conclude cos√≠ il suo articolo di ieri su Il Foglio, una chiusa inconsueta che dimostra piena consapevolezza del fatto che le sue parole non lasceranno indifferenti. In effetti: l'ex leader di Lotta continua commenta un articolo scritto su Repubblica da Mario Calabresi, che racconta di un incontro organizzato dal segretario delle Nazioni Unite tra le vittime del terrorismo venute da ogni parte del mondo, al quale ha preso parte in quanto figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato a Milano il 17 maggio 1972 da un commando di militanti di Lc. ¬ęDesidero muovere la pi√ļ ferma obiezione a questa considerazione dell'omicidio Calabresi¬Ľ scrive. Lo fa a doppio titolo.

 

Il primo deriva dalla sua vicenda personale. Come √® noto, per la giustizia italiana il mandante di quel delitto √® proprio lui. Il secondo invece √® di altra natura. ¬ęMario Calabresi parla sentitamente delle vittime, "donne e uomini che stavano vivendo la loro vita e non erano in guerra con nessuno". Con Pino Pinelli e Luigi Calabresi non fu cos√≠. Non c'era una guerra, ma molti di noi erano in guerra con qualcuno¬Ľ. Secondo Sofri la morte di Luigi Calabresi deve essere collegata alla strage di piazza Fontana, alle accuse ¬ępremeditate e ostinate¬Ľ contro gli anarchici che sono all'origine della morte di Pino Pinelli, delle quali ¬ęLuigi Calabresi fu non certo l'autore, ma un attore di primo piano di quella ostinata premeditazione ¬Ľ. La sua morte, scrive Sofri, non √® terrorismo, ma fu semmai ¬ęl'azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca¬Ľ.

 

L'anello di Piazza Fontana, dunque. Le 16.37 di venerd√≠ 12 dicembre 1969, quell'istante di sangue che ha fatto cambiare per sempre strada alla storia d'Italia. Ma ancora pi√ļ di questa tesi, peraltro rispettabile, Adriano Sofri sa bene di aver rotto un tab√ļ con il suo articolo. Per la prima volta contesta una iniziativa, una opinione, proveniente dalla famiglia del commissario. Mario Calabresi ha gi√°¬† dedicato un libro intenso e rigoroso alla sua vicenda umana, e si limita ad un commento asciutto. ¬ęEro e rimango molto contento di aver partecipato all'iniziativa dell'Onu. Si trattava di un simposio sulle vittime del terrorismo, ed √® stato emozionante, intenso, un'esperienza di grande valore¬Ľ.

 

Gerardo D'Ambrosio non ne parla volentieri. ¬ęCerto che ho letto¬Ľ dice in un mugugno. Oggi senatore del Pd, negli anni Settanta √® stato il giudice istruttore che ha condotto l'inchiesta sulla strage di piazza Fontana e ha pronunciato la discussa sentenza sulla fine di Pinelli, quella che ipotizzava il famoso ¬ęmalore attivo¬Ľ e dava un'assoluzione purtroppo postuma a Luigi Calabresi. ¬ęDavvero non capisco dove voglia andare a parare Sofri. La sua uscita √® fuori luogo, fatico a capirla. Dice il falso quando attribuisce la responsabilit√°¬† della pista anarchica al povero Luigi. Fu la Polizia di Roma ad ordinare il fermo di Valpreda. Ma poi, se non √® stato terrorismo quel delitto, mi domando cosa pu√≥ esserlo. Esiste per caso un tribunale che condann√≥ a morte Calabresi? Non mi risulta. Quell'uomo fu vittima di una campagna di denigrazione atroce, senza precedenti e mai pi√ļ ripetuta, per fortuna. Credo che suo figlio sia andato all'Onu con pieno diritto. Che sia proprio Sofri ad affermare il contrario, mi sembra grave¬Ľ.

 

Tra gli ex di Lotta Continua, Gad Lerner √® uno di quelli che conosce meglio i media e la politica, e ha messo in conto reazioni come quelle di D'Ambrosio. Si dice sicuro che Sofri non abbia alcuna intenzione di polemizzare con Mario Calabresi, ma √® altrettanto consapevole che il crinale sul quale si √® mosso il suo vecchio compagno questa volta √® davvero stretto. ¬ęAdriano prova profondo rispetto per Mario e la sua famiglia, che vivono ancora oggi un trauma irreparabile. Ma questo non pu√≥ togliere ad un uomo gi√°¬† privato della sua libert√°¬† il diritto alle sue opinioni. Trovo paradossale che si voglia additare tigna o superbia nel suo bisogno di ricostruire la verit√°¬† storica. La storia di quegli anni non √® fatta di bianco o nero, di torti e ragioni scolpite nel marmo. √°ňÜ giusto che se ne parli, e che Adriano mantenga la sua libert√°¬† intellettuale¬Ľ. Sintetico e scandito con estrema cura il commento di Luigi Manconi: ¬ęTrovo corretto sotto il profilo storico, politico e morale richiamare il contesto in cui matur√≥ quel delitto¬Ľ. Nel complesso ecosistema dei reduci di Lotta Continua, Erri De Luca si √® visto attribuire la funzione di bastian contrario, se non di reprobo, proprio per via di alcune sue affermazioni sulla vicenda Calabresi. ¬ęMa questa volta ha ragione Sofri. Pinelli, e anche piazza Fontana, sono stati cancellati dalla memoria di questo Paese. La versione di Adriano deve essere considerata con lo stesso rispetto dovuto a quella che fornisce Mario Calabresi nel suo libro¬Ľ. E alla domanda pi√ļ delicata, De Luca risponde netto. ¬ęDei rapporti tra loro due non mi voglio impicciare. Sono questioni personali¬Ľ.

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