News per Miccia corta

12 - 09 - 2008

L`a-fascismo di Fini e la nostalgia di La Russa

 

(Liberazione, venerdí 12 settembre 2008)

 



 

Stefano Bocconetti




C'√® anche l'attualit√°¬†. Quella segnata dai tentativi di un ministro e di un sindaco di ridare dignit√°¬† a pezzi del ventennio fascista. Si, insomma, si parla ¬ęanche¬Ľ delle ultime vicende. Ma non col solito stile delle battute buone per le agenzie di stampa. Qui si prova a riflettere, a capire. Un po' perch√© lo ¬ęobbliga¬Ľ la sede. Siamo a Frascati, dove la Fondazione Magna Carta - quell'istituto di studi e ricerche della destra che si autodefinsce liberal - ha organizzato un campo estivo e ha chiamato Fausto Bertinotti a discutere coi giovani sul ruolo dell'antifascismo nella storia d'Italia. Un po' perch√© neanche le ultime polemiche politiche possono essere liquidate con due parole. Vanno capite, analizzate. Visto che sono la spia di qualcosa di pi√ļ grande, di pi√ļ rilevante. Di cosa? Fausto Bertinotti - alla fine della lezione, assediato dai giornalisti - prova a sottrarsi ad un giudizio sullo scontro fra Napolitano e La Russa, ma poi qualcosa la dice. E spiega che ¬ędevono destare scandalo, ma non devono stupire le parole del ministro e del sindaco¬Ľ. C'√® un lavoro di lunga lena dietro, un lavoro per ¬ęsvuotare¬Ľ dei suoi contenuti antifascisti la Costituzione. Per crearne un'altra, una sorta di costituzione materiale, - ¬ęcostruita per svuotamenti successivi¬Ľ - pi√ļ consona alla cultura, ai desiderata, ai voleri della destra vincente. Bene ha fatto allora Napolitano a parlare da difensore della Costituzione, dei suoi valori, della ¬ęfilosofia¬Ľ che l'ha ispirata. Ma se ci si pensa bene, per√≥, le sortite di La Russa e di Alemanno sono meno gravi di altri discorsi. Di quello fatto da Fini al momento del suo insediamento alla Presidenza della Camera, per esempio. L√≠, Fini, a suo modo ¬ę√® stato assai abile¬Ľ, perch√® tra antifascismo e fascismo ha indicato una terza via: quella che Bertinotti definisce dell'a-fascismo. ¬ęUn discorso a-fascista, a-antifascista, a-politico¬Ľ. Una deideologizzazione che tende a portare con s√® la cancellazione delle idee forti e in quello spazio ¬ęogni cosa √® uguale all'altra¬Ľ. E se cos√≠ √®, se cade la discriminante antifascista, pu√≥ accadere che un ministro renda onore ai soldati della Repubblica Sociale. ¬ęPu√≥ destare scandalo e in me lo desta. Ma pu√≥ accadere se salta il paradigma¬Ľ.

Gi√°¬†, ma anche le parole di Fini hanno una loro spiegazione. E si arriva al confronto fra Bertinotti e il professor Quagliarello, senatore della Casa delle Libert√°¬†, che √® anche il direttore della Fondazione che ospita il dibattito. C'√® un tema, c'√® un elemento di analisi sopra agli altri che li divide. No, non si tratta del ruolo da assegnare all'antifascismo. Anche il professor Quagliarello √® convinto che sia stata una forza morale, che ha ¬ęinnervato la storia repubblicana¬Ľ. Anche se sostiene che l'antifascismo non √® il ¬ęsolo¬Ľ elemento che deve caratterizzare la storia comune del nostro paese, il ¬ęracconto¬Ľ condiviso come si √® detto nell'aula di Palazzo Tuscolo a Frascati. Lui, il senatore della Casa delle Libert√°¬†, per√≥ sostiene che quella forza l'antifascismo l'aveva gi√°¬† persa a met√°¬† degli anni '50, diventando un'altra cosa. L'antifascismo da ¬ęforza morale¬Ľ aveva via via finito per diventare un semplice elemento di lotta politica. Una tesi che non piace affatto a Bertinotti. Che comunque si sforza di cogliere anche in quelle frasi argomenti di riflessione. E non ha difficolt√°¬† ad ammettere che in certi passaggi della storia repubblicana, quando per esempio la sinistra s'√® trovata estromessa dal governo del primo dopoguerra, c'√® stata la tentazione di usare l'antifascismo nella polemica politica. Ed √® stato un errore, perch√© inconsapevolmente si √® lavorato a restringere i confini dell'antifascismo anzich√© allargarli.

Ma la cosa che divide i due √® soprattutto l'analisi del perch√© del fascismo. Si riflette su quanto ci sia di vero nell'analisi salveminiana del totalitarismo come ¬ęautobiografia¬Ľ di una nazione, che gi√°¬† al suo atto di nascita, insomma, presentava vizi antichi che si sarebbero poi manifestati nel fascismo. Si discute sul ruolo che ebbe la tragedia della Grande guerra. Ma √® Bertinotti a portare in quest'aula il senso dell'analisi gramsciana. Per lui, anche il regime di Mussolini √® stata una spia del ¬ęsovversivismo delle classi dirigenti italiane¬Ľ.

Una scelta, quella di minare le basi della democrazia - vista come un terreno troppo favorevole al movimento operaio - che ha accompagnato anche tanta parte della storia del dopo-Liberazione. Ma è proprio questa lettura che non convince il senatore Quagliarello. Al contrario lui pensa che attribuire una tendenza al sovversivismo sia servito alla sinistra a delegittimare i propri avversari.

Da questa affermazione all'analisi di quel che √® avvenuto in questi ultimi dieci, quindici anni il passo √® breve. Ed √® il moderatore del dibattito a farlo: chiede esplicitamente a Bertinotti se l'analisi gramsciana sia ancora oggi riproponibile. Se, insomma, anche l'attuale centro-destra ha tentazioni ¬ęsovversive¬Ľ. La risposta √® complessa. Bertinotti non si sottrae all'analisi del berlusconismo, una miscela inedita di liberismo e populismo. Ma oggi, aggiunge, il rischio non √® nel totalitarismo, almeno nelle varianti che che siamo stati abituati a conoscere, quello segnate dalla violenza, dalla coercizione. Dalla polizia in strada e dagli stadi pieni di oppositori. Oggi, la tendenza √® pi√ļ ¬ęsofisticata¬Ľ, se cos√≠ si pu√≥ dire. C'√® una nuova minaccia, insomma, che punta sempre ad erodere i sistemi democratici, a svuotare di senso la sovranit√°¬† popolare. Solo che ora si esprime in nuove forme: la mancanza di opposizione. La mancanza di idee - di idee forti -, la mancanza di alternative sul modello di societ√°¬†. E' la filosofia imperante della governabilit√°¬†, insomma, dove a prevalere o √® l'una o √® l'altra di forze politiche che si assomigliano sempre di pi√ļ. E' il ¬ęregime leggero¬Ľ, dove l'economia detta l'agenda alla politica. Dove tutto viene solo visto in funzione del governo. Al punto che anche l'opposizione, come quella che c'√® oggi in Parlamento, si autodefinisce ¬ęgoverno ombra¬Ľ.

Un ¬ęregime leggero¬Ľ, ancora. Segnato da una democrazia rattoppata. Un regime il cui tratto saliente √® l'¬ęalfa¬Ľ privativo: un regime a-democratico, a-fascista, a-antifascista. In definitiva dove vince la a-politica. Dove tutto √® de-ideologizzato, dove le identit√°¬† sono state cancellate, dove non ci contrappongono pi√ļ visioni del mondo alternative, opposte. Un ¬ęregime leggero¬Ľ, dove appunto Fini pu√≥ inventarsi una terza via fra fascismo e antifascismo. L'a-fascismo. Pi√ļ grave, pi√ļ pericoloso di tante sortite dei ministri di destra.

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