News per Miccia corta

10 - 09 - 2008

Estradato in Italia il torturatore di Sepulveda

 

(Liberazione, mercoledí, 10 settembre 2008)

 

 


 

Vittorio Bonanni




Cile, undici settembre 1973, ore 8, l'allora procuratore militare di Temuco decide la liberazione dei terroristi di destra di Patria y Libertad . E' il primo atto di Alfonso Podlech Michaud subito dopo il golpe di Augusto Pinochet che destituí il governo di Salvador Allende. Quest'uomo, responsabile, insieme a tanti altri militari cileni, della morte di migliaia di persone, è da poche settimane nel carcere romano di Rebibbia. Il 27 luglio scorso l'ultrasettantenne, in viaggio verso Praga insieme alla sua seconda moglie e a due suoi nipotini, commette l'errore di fare scalo a Madrid. Aveva sottovalutato il mandato di cattura partito da Roma ad opera della giudice Luisanna Figliola, che dal dicembre scorso sta inseguendo i 140 responsabili del piano Condor, vera e propria internazionale del terrore che negli anni '70 coordinó il sequestro e l'assassinio di migliaia di oppositori politici in sette paesi sudamericani ed è responsabile del destino di 25 desaparecidos di origine italiana; e non aveva fatto i conti con il giudice spagnolo Baltasar Garzón Real, acerrimo nemico dei militari sudamericani, che giá  dieci anni fa aveva bloccato a Londra il generale Pinochet, e che non esita a firmare la detenzione di Podlech.

La storia di questo criminale, la cui concessione degli arresti domiciliari, richiesta dagli avvocati dello studio Pannain, è stata respinta i giorni scorsi a Roma dal gip Sante Spinaci, in consonanza con quanto deciso dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, è legata alla detenzione e alla tortura subita dal noto scrittore cileno Luis Sepulveda, imprigionato appunto nel carcere di Temuco e nella caserma Tucapel, da lui raccontate nel libro La frontiera scomparsa . L'autore di Le rose di Atacama ricorda in quelle righe drammatiche gli infermieri «che ci applicavano gli elettrodi all'ano, ai testicoli, alle gengive, alla lingua e poi ci auscultavano per decidere chi fingesse e chi era davvero svenuto sulla "griglia"». Ma soprattutto alla scomparsa di Omar Venturelli, giá  sacerdote sospeso "a divinis" per essersi battuto, durante gli anni '70, a fianco degli indios nella battaglia per il diritto alla terra. Proprio il giorno del colpo di stato il sacerdote e sua moglie Fresia sono convocati in caserma. In quelle prime ore la repressione dei militari punta soprattutto intellettuali e studenti e Omar è tra questi in quanto insegna pedagogia all'universitá  cattolica di Temuco. La sua compagna decide di recarsi da sola ma non ci mette molto a capire che non si tratta di una semplice convocazione. Venturelli si nasconde ma poi, convinto dal padre Roberto, uomo di destra ma ancora ignaro dei metodi applicati giá  in quelle ore dagli uomini di Pinochet, si consegna accompagnato dal genitore che naturalmente non lo vedrá  mai piú. Malgrado Podlech abbia firmato per lui il 4 ottobre l'Orden de Libertad n. 52, il suo destino è segnato. Una settimana dopo un giovane di sinistra, passando davanti la sua cella, lo udí gridare che stava morendo. Un altro testimone, Victor Maturana, ricorda nitidamente che Omar, giá  detenuto, «venne prelevato dai gendarmi i quali dissero che sarebbe stato portato alla Procura militare», organismo giudirico alla cui testa c'era appunto Podlech, «senza ritornare mai piú». «Chi organizzava gli interrogatori e presiedeva a tutta la gestione della procura era appunto Alfonso Podlech». Maturana aggiunge anche nella sua testimonianza che «il rapporto che esisteva tra la Procura militare di Temuco e il Servizio di intelligenza militare era di stretto coordinamento al punto tale che nessuno, e meno che mai chi ricopriva ruoli importanti in Procura, poteva sostenere di ignorare quello che realmente accadeva».

Podlech si è dichiarato estraneo ai fatti contestati, sostenendo di essere stato nominato procuratore militare solo in epoca successiva, e cioé nel marzo del "˜74, ma contro di lui c'è un documento, acquisito dal magistrato romano, in cui l'indagato si presentó davanti alla corte d'appello di Temuco, pochi giorni dopo il golpe, proprio nella veste di fiscal militar (procuratore militare) con l'incarico di interrogare quelli che le autoritá  militari avrebbero di lí a poco arrestato come oppositori al regime. Fresia Cea, la vedova di Omar, spera che questa volta giustizia sia fatta: «il pm mi ha detto che spera di arrivare alla prima condanna giá  entro l'anno. E chiedo alla presidente cilena Bachelet che si ricordi di noi vittime». Una richiesta dettata dal fatto che Podlech ha, fin dalle prime ore dell'arresto, ricevuto l'assistenza legale dello Stato cileno, meccanismo che invece non scatta nei confronti dei familiari delle vittime. Un segno evidente del condizionamento che, dopo quasi venti anni dalla fine della dittatura, subisce il paese andino da parte delle gerarchie militari. Il timore è che tutto finisca come per Pinochet. Allora infatti scattó l'immunitá  ed è proprio a quel precedente che guarda la difesa del militare di Temuco.

Durante la dittatura scompaiono altri tre cittadini italiani. Si tratta di Juan Bosco Maino Canales, Juan Montiglio Muráºa e Jaime Patricio Donato Avendaño. Secondo le informazioni provenienti dalla stesse forze armate cilene, gli ultimi due sono gettati in mare di fronte alle coste di San Antonio. La prima richiesta di giudizio in Italia è del 1998, quando il parlamentare verde Stefano Boco sollecita, proprio in relazione a queste scomparse, l'apertura di un'inchiesta da parte della magistratura italiana. Malgrado siano stati assicurati alla giustizia numerosi militari operanti nella passata dittatura - è il caso per esempio di Manuel Contreras, ex capo dei servizi segreti e di tre ex agenti, condannati dai 10 ai 15 anni di carcere per il rapimento nel 1974 di Jorge D'Orival Briceño del Movimento rivoluzionario di sinistra (Mir) il quale fu in seguito ucciso a causa della sua appartenenza politica - restano ancora impuniti numerosi altri crimini perpetrati dal 1973 al 1989, e un paese che ancora non è riuscito a cambiare completamente la Costituzione ereditata dalla giunta militare.

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