News per Miccia corta

09 - 09 - 2008

La Russa, omaggio ai soldati di Saló. Napolitano:un simbolo chi rifiutó la Rsi

 

(la Repubblica, martedí 9 settembre 2008)




Il responsabile della Difesa cita Violante. Cacciari: "Anche le SS combattevano per la patria, allora anche loro meritano rispetto"

 

SILVIO BUZZANCA




ROMA - Roma, Porta San Paolo, ieri mattina. Sono passati 65 anni da quando reparti dell'esercito italiano, aiutati da molti civili, cercarono di opporsi all'occupazione della capitale da parte dei tedeschi. Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica è chiamato a chiudere la manifestazione. Dallo stesso palco da cui Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ex Msi, dopo avere cercato di distinguere fra il Ventennio e le legge razziali, tenta di aggiustare il tiro e dice: «Per il sottoscritto comprendere la complessitá  storica del fenomeno totalitario in Italia e rendere omaggio a quanti si batterono e morirono su quel fronte in buona fede, non significa non condannare senza esitazione l'esito liberticida e antidemocratico di quel regime». Dallo stesso palco da cui Ignazio La Russa, ex Msi, ministro della Difesa aggiunge: «Altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani».

La Russa cita i pará  della Nembo, inquadrati nell'esercito tedesco che dopo l'8 settembre occupava l'Italia. Napolitano parla invece dei Granatieri di Sardegna e dei Lancieri di Montebello e dei «civili ardimentosi che si unirono a loro» nella disperata difesa di Porta San Paolo. Cosí «nacque la Resistenza», ricorda il presidente della Repubblica. Fatta da quelli che aderirono alle bande partigiane. Ma anche da quelli che seguirono la via «del senso del dovere, della fedeltá  e della dignitá  che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei 600mila deportati nei campi tedeschi, che rifiutarono l'adesione alla Repubblica di Saló».

Napolitano ricorda che da questo percorso parallelo, partigiani e soldati fedeli alla continuitá  dello Stato, è scaturito il progetto che ha portato alla Costituzione repubblicana. Carta fondamentale, spiega il presidente della Repubblica, «dove si ritrovano oggi e sempre piú possono ritrovarsi, tutte le componenti ideali, sociali e politiche della societá  italiana». Bisogna che tutti, spiega Napolitano, «sentano come propria la Costituzione: nel rispettarla, nel trarne ispirazione, nell'animare un clima di condiviso patriottismo costituzionale».

L'esatto contrario del revisionismo storico di La Russa. Il ministro alla fine dice: «Nessun contrasto, neanche il piú larvato, col presidente Napolitano con il quale anzi mi sono intrattenuto, alla fine della cerimonia di Porta San Paolo, in forma cordialissima». Nel merito, il ministro si nasconde dietro l'affermazione che le stesse cose, anzi il doppio, le ha dette Luciano Violante alla Camere. Massimo Cacciari gli fa peró notare ironico: «Anche le SS combattevano per la patria. Allora anche loro meritano rispetto».

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