News per Miccia corta

30 - 08 - 2008

Argentina, condanna al ``macellaio`` Bussi

 

 

 

(Liberazione, sabato 30 agosto 2008)

 





Angela Nocioni




Buenos Aires

L'ex generale ottantaduenne Antonio Bussi vivrá  d'ora in poi rinchiuso nella sua casa del Jockey club country, un recinto per soli ricchi, del genere che va di moda da qualche anno in Argentina. Stessa sentenza per il suo braccio destro Luciano Benjamin Menendez. Sono stati condannati per il sequestro, la tortura e l'assassinio di Guillermo Vargas Aignasse, militante peronista, ucciso due giorni prima del golpe dei militari a Buenos Aires del 26 marzo 1976. Giudizio reso possibile dall'annullamento, avvenuto nel giugno del 2005, delle leggi di Obediencia Debida e Punto Final che impedivano di celebrare processi sui crimini compiuti dal regime.

Una piccola storia, quella della fine di Vargas Aignasse, persa tra altre trentamila dei sequestrati e uccisi dai militari in quegli anni. Ma la prova storica di quanto minuzioso, preparato, organizzato capillarmente non solo a Buenos Aires ma anche nella piú sperduta delle province, fosse il sequestro di potenziali oppositori al golpe argentino.

La sentenza pronunciata dal tribunale federale di Tucuman, nel nord dell'Argentina, sia pur trent'anni dopo, condanna i colpevoli di un crimine orrendo. E contemporaneamente mostra quanto poco estranei alla politica locale attuale, quanto poco lontano dal potere e, soprattutto, quanto ancora temuti e rispettati, siano i peggiori protagonisti di quegli anni. A Buenos Aires sempre meno, ma fuori, nell'immensa periferia argentina, i vecchi macellai sono ancora trattati da personaggi illustri.

Bussi fu una figura chiave della dittatura. A lui fu affidato il repulisti di oppositori prima del golpe contro Mará­a Estela Martá­nez, vedova di Juan Domingo Perón, nel 1976. Era il capo dell'Operativo Independencia nel 1975, creato per combattere i gruppi guerriglieri formatisi in Tucumá¡n in quegli anni. E' stato governatore provinciale durante la dittatura, ma è stato eletto anche nel 1995 alla stessa carica. E anche nel 1999, deputato nazionale. Il parlamento gli si oppose giudicando il suo passato incompatibile con l'incarico, ma solo cinque anni fa Bussi è stato eletto di nuovo. Sindaco di San Miguel de Tucumá¡n, la capitale della provincia.

Tra le sue fissazioni senili c'è Tomas Eloy Martinez, scrittore tucumano, che lo mandó su tutte le furie anni fa per averlo definito «piccolo tiranno». Bussi gli chiese 100mila pesos considerandosi offeso per essere stato indicato come responsabile della espulsione di mendicanti ordinata a Tucuman nella notte del 14 giugno del 1977, alla vigilia della visita di Jorge Rafael Videla, il golpista presidente.

Il vecchio generale giovedí sera, seduto sul banco degli imputati ha detto di essere vittima di una ingiustizia. Di aver partecipato «alla guerra contro la guerriglia: la piú importante di tutte le guerre». Di aver «combattuto contro bande di delinquenti, sovversivi, terroristi» e di aver iniziato una lotta contro «il comunismo internazionale». Ha accusato e minacciato pesantemente i giudici. Ha gridato, guardato torvo e minacciato tutti i presenti. Poi, alla lettura della sentenza, ha pianto disperato. Come qualsiasi vecchio disperato.

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