News per Miccia corta

12 - 08 - 2008

«Un precedente per Sarkozy: sono io»

 

(Corriere della Sera, 11 agosto 2008)

 



 

Giovanni Bianconi

 


 

PARIGI - ሠstato lo stesso presidente francese, Nicolas Sarkozy, a riconoscere che la Marina Petrella arrestata un anno fa per essere riconsegnata all' Italia non è piú l' ex brigatista condannata all' ergastolo per un omicidio e altri gravi reati. «La signora è in effetti in Francia dal 1993, vi ha fondato una famiglia e non ha mai violato le nostre leggi - ha scritto a Berlusconi nella lettera in cui sollecitava la grazia -. I fatti commessi dalla signora Petrella, anche se inaccettabili in uno Stato di diritto, hanno avuto luogo piú di 27 anni fa. Il suo arresto ha costituito per lei uno choc psicologico che provoca oggi delle delicate conseguenze umane... La sua salute è in pericolo... Confido nella capacitá  di trattare questo caso con una reale umanitá ». Leggendo queste parole un «rifugiato» passato dalla stessa strettoia ha provato un senso di sollievo. «Mi fatto ovviamente piacere - dice Gianni Stefan, riparato a Parigi per oltre un ventennio, da due anni libero di rientrare grazie alla prescrizione - ma poi ho pensato che la grazia in Italia è un' ipotesi troppo aleatoria. Viste le premesse del suo discorso, invece, è Sarkozy ad avere in mano la carta per risolvere la situazione di Marina, senza offendere l' Italia e applicando quei principi umanitari che lui stesso invoca». La carta è il precedente costituito proprio dal «caso» di Stefan, uno dei cinque italiani per i quali il governo di Parigi ha firmato il decreto di estradizione dopo il 1981. E unico ad ottenere un contro-decreto, firmato dallo stesso primo ministro, che per motivi di salute l' ha lasciato in Francia. Arrestato nel 1986, Stefan ebbe dalla Chambre d' accusation l' «avviso favorevole» al rimpatrio, chiesto per una serie di attentati compiuti a Milano, compreso un omicidio che gli era valso all' epoca l' ergastolo (poi modificato in 21 anni di carcere). Fu rimesso in libertá  e riarrestato all' inizio del ' 91, dopo il decreto di estradizione firmato dal premier Michel Rocard il 13 dicembre 1990. Mentre era pendente il ricorso al consiglio di Stato, il carcere segnó ulteriormente un fisico giá  malato; le condizioni di salute di Stefan peggiorarono al punto di spingere lo stesso Rocard a firmare, il 14 maggio 1991, un ulteriore decreto che sostituiva il precedente e annullava l' estradizione. «L' analogia con la vicenda di Marina Petrella è evidente», dice oggi Stefan. Si tratta di un precedente che ora gli avvocati della Petrella cercheranno di far valere. Nel contro-decreto Rocard si fa esplicito riferimento alla Convenzione europea del 1957, che consente al governo francese di negare le estradizioni quando puó nuocere alla salute fisica e mentale del detenuto e del suo stretto ambito familiare. ሠla cosiddetta «clausola umanitaria», invocata da mesi dai legali e dalla figlia di Marina Petrella. «Mi permetto di ricordare il mio precedente perché io stesso provo disagio per la casualitá  con cui è stata gestita la vicenda dei rifugiati, per cui a qualcuno di noi è andata bene e a qualcun altro male», aggiunge Stefan che insieme ad altri, dopo l' arresto della Petrella, ha contribuito a realizzare un libro, intitolato Treni sorvegliati - Rifugiati italiani, vite sospese, sulla vicenda degli «esuli» riparati in Francia. Contiene anche un intervento dell' avvocato parigino Henri Leclerc, presidente onorario della Lega dei diritti dell' uomo, dedicato al problema delle vittime: «Nessuno contesta che il dolore delle vittime e la gravitá  delle sofferenze provocate debbano essere tenuti in conto. ሠgiusto che il dolore delle vittime sia ascoltato, che esse possano esprimere la propria sofferenza, ma non per questo esse possono anche solo in parte sostituirsi al pubblico ministero».

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori