News per Miccia corta

11 - 08 - 2008

E la Romagna assolve il Migliore

 

(la Repubblica, lunedí 11 agosto 2008)

 



 

ANNA TONELLI

 


 

SAN MAURO PASCOLI - Il "compagno" Gino, classe 1927, arriva con un'ora di anticipo e si siede davanti alla giuria: «Voglio vedere chi ha il coraggio di condannare Palmiro». Quando c'è in gioco Togliatti la Romagna "rossa" si mobilita. Platea strapiena nella Torre di Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli, dove ieri sera hanno imbastito un processo fra il serio e il giocoso con imputato Palmiro Togliatti. Accusa e difesa rappresentate da quattro storici, giuria popolare chiamata a giudicare il Migliore: fu "seguace di Stalin" o "fautore della democrazia"? Ma a voler emettere il verdetto è il pubblico, partecipe e rumoroso. «Ma quale servo della Russia - si arrabbia Paola, insegnante di liceo -. Togliatti è un padre dell'Italia repubblicana». Si capisce subito che gli animi sono surriscaldati e le radici politiche solide, in quest'arena affollata soprattutto da chi considera il segretario del Pci un mito intoccabile. Nei Comuni romagnoli il Pci degli anni d'oro arrivava oltre il 70%. Compito arduo per l'accusa, sostenuta da Marina Cattaruzza e Victor Zaslavsky, svolgere le arringhe davanti ad una platea cosí di parte. «Siamo qua per ascoltare - spiega peró Paolo, studente di giurisprudenza -. Cerchiamo di imparare dagli storici anche i segreti scomodi». C'è anche chi si stacca piú marcatamente dal coro: «Non è blasfemo dire che Togliatti prendeva ordini da Mosca: in quel clima non si poteva fare altro» argomenta Angela, pensionata "delusa dalla sinistra".

Quando il presidente del tribunale Gianfranco Miro Gori, sindaco che si diletta di cinema e storia, prende la parola, la platea si quieta. «Siamo qui per stabilire se Togliatti fu eterodiretto da Mosca o autonomo: i giurati decidano senza pregiudizi». La parola agli accusatori, prima Cattaruzza che affronta la questione di Trieste, poi Zaslavsky: «Togliatti fu vittima e carnefice. Finchè Stalin fu in vita, lui rimase ligio a Mosca, anche se contribuí ad evitare la guerra civile». Mugugni in sala. «Era comunque convinto che i comunisti dovessero mantenere il potere con ogni mezzo». Anche se la maggioranza non approva, la platea applaude. Piú entusiasmo quando arringano i difensori, Maurizio Ridolfi e Carlo Spagnolo. «Senza nascondere le doppiezze - spiega Ridolfi - Togliatti scelse la strada democratica contribuendo ad evitare gli errori che favorirono l'ascesa del fascismo". La sentenza in nottata. La platea ha giá  scelto l'assoluzione. I giurati sembrano invece divisi.

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