News per Miccia corta

11 - 08 - 2008

Il pubblico assolve il film sulle Br

 

 

(www.lastorianascosta.com)

 

La Stampa:




SABINA, LA FIGLIA DI GUIDO ROSSA:
"E' IMPORTANTE, CI AIUTA A CAPIRE"




E SALVATORES APPROVA:
"OTTIMO RACCONTARE FATTI A LUNGO NASCOSTI"


di
Bruno Ventavoli



«Compliomenti, complimenti davvero», dice Sabina, figlia del Guido Rossa assassinato dalle Br. E' appena finita la proiezione del Sol dell'avvenire, il documentario scandaloso, bacchettato dal ministro Biondi, di Gianfranco Pannone e Giovanni Fasanella sulle origini delle Brigate Rosse a Reggio Emilia. E, dato che nelle sequenze finali è apparsa anche la terribile immagine del genitore ucciso, sullo spessore e la sinceritá  del giudizio di Sabina non possono correre dubbi. E' la vittoria della luciditá  sugli anatemi «a prescindere» dei giorni scorsi. Arriva l'assoluzione degli spettatori che salutano con un lungo applauso la proiezione di Locarno, la prima davvero pubblica. Tra gli altri, ci sono anche Paolo Sorrentino e Gabriele Salvatores («Ottimo film, racconta veritá  che sono rimaste a lungo nascoste»).
Forse servirebbe un volenteroso consigliere del centrodestra per spiegare che, a sentirsi toccata nel vivo, dovrebbe, in realtá , essere la sinistra. Perché i terroristi che hanno seminato morte nell'Italia degli anni Settanta e Ottanta arrivavano dalle file del Pci, erano figli e nipoti di partigiani, partecipavano agli scioperi. Non sono piombati da Marte né nati da qualche servizio segreto. Quando Alberto Franceschini punta la pistola alla guancia del rapito Macchiarinini –la fotografia è agghiacciante-, quella pistola è una Luger, datagli da ragazzino da un partigiano. E quando i compagni oggi dicono, intorno al tavolo, che le cooperative rosse in quegli anni stavano diventando un sistema di potere non sostengono cose gradite alla destra?
Il documentario, ottimamente girato da Pannone, basato sulle ricerche di Giovanni Fasanella, racconta in presa diretta i ricordi di Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, che hanno partecipato alla lotta armata, e di altri amici di allora che invece scelsero di restare nella legalitá  e nel partito, come Paolo Rozzi e Annibale Viappiani. Sono vecchi, appesantiti nel fisico, forse nella coscienza. Il film non li fiancheggia né li esalta, cerca solo di capire –se mai è possibile- perché la banalitá  del male a un certo punto ha trionfato.
«E' un contributo importante –dice Sabina Rossa- per capire che cosa è successo. L'unica pecca è la tendenza di alcuni protagonisti a un'autoassoluzione un po' facile. A un certo punto, uno scoppia a piangere ricordando le "cazzate" fatte o i compagni che hanno srangolato in carcere un pentito. Sono lacrime per se stessi, non una revisione critica per i crimini che hanno commesso. Noi parenti delle vittime non ci aspettiamo il pentimento, vogliamo che vengano riempite le pagine bianche della storia. I brigatisti non devono salire in cattedra ma devono aiutarci a capire che cosa è successo. Dal punto di vista personale, è toccante sentire le canzoni del film, perché io le ascoltavo sul registratore Geloso che metteva mio padre».
Sollevati, alla fine, anche i due autori. «Finalmente la gente ha visto il nostro film –dicono Fasanella e Pannone-, è stato assurdo bocciarlo prima che venisse proiettato. Ci siamo sentiti feriti per l'accusa di aver offeso le vittime del terrorismo. L'offesa è che la storia di quegli anni sia stata rimossa. Perché non abbiamo, per molti delitti, i nomi dei colpevoli? Perché non sappiamo la veritá  su Moro?»


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Corriere della Sera:

E IL FESTIVAL APPLAUDE IL DOCUMENTARIO SULLE BR


di
Maurizio Porro


LOCARNO - Il Sol dell'avvenire, il documentario di Pannone e Fasanella sulla nascista delle Brigate Rosse a Reggio Emilia nel '70, ha a vuto ieri al Festival un lungo applauso, molto interesse, nessun fischio.
Oltre mille persone hanno seguito sullo schermo l'incontro di cinque ex brigatisti (Franceschini, Rozzi, Loris Paroli, Viappiani e Ognibene) che vuole per gli autori raccontare il legame che quel terrorismo aveva con una parte monoritaria della cultura politica italiana». La utilitá  di scavare, capire ferite ancora aperte. Soprattutto, dice il regista Pannone, «cercare la veritá  pure attraverso l'umanitá  e la banalitá  del Male che passa per le vite di tutti e non solo con il mostro di Lombroso: non giudico nessuno, pur avendo i miei principi di uomo di sinistra e cristiano, il deocumentario è arte di ascoltare».
Come rispondendo alla critica del ministro Bondi («film che offende la memoria delle vittime del terrorismo»), gli autori hanno preso distanza: «la nostra condanna c'è, chiara: noi lo chiamiamo terrorismo e non lotta armata». Il film, difeso ieri dall'Associazione Autori e presentato dal direttore Frédéric Maire, è come un amarcord di gruppo davanti ai tortellini (strana «normalitá » di festa, con l'amabile parlata emiliana) ma le foto finali delle vittime parlano chiaro in quanto alla resposnabilitá . Durante i racconti nello storico rispostarente di ritrovo gli ex bierre hanno anche parole spietate per se stessi, si chiamano «dieci scimuniti, teste di c. che per fortuna non hanno preso il potere se no PolPot ci faceva un baffo». E quando si racconta l'assassinio compiuto in carcere di un compagno traditore, scoppia un pianto liberatorio. E' la fenomenologia di un periodo storico non ancora abbastanza distante, non chiarito. Nel dibattito l'ex brigatista presente, Tonino Loris Paroli, parlando della relativitá  dei valori e della manipolazione del reale, ha detto che lui «è stato condannato a 16 anni di carcere, mentre D'Alema che ha bombardato la Jugoslavia non è stato arrestato». Nessuna contestazione, ma brusio contrario. Paroli ha poi parlato del caso Moro («non potevano lasciar vivolui dopo aver ucciso i cinque uomini della scorta», «se liberavanao tre malati come voleva Craxi, Moro sarebbe vivo»). Agnoletto invece ha preso la parola per ringraziare per il «film utile e bello e per scusarsi come italiano dell'attacco di Bondi». Fasanella, sceneggiatore e autore con Franceschini del libro sulle Brigate Rosse ha concluso citando «Guido Rossa che ha pagato il suo coraggio nella denuncia ma il cui esempio non è stato seguito: qui sta la vergogna vera».




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