News per Miccia corta

09 - 08 - 2008

Ma Bondi è sicuro di aver visto il film che parla delle Brigate rosse?

 

(Liberazione, sabato 9 agosto 2008)


 

BORIS SOLLAZZO

 


Locarno

Governo e cinema italiano. Botte da orbi. Dopo le polemiche sul film Il sol dell'avvenire dedicato alle Br, polemiche anche su Cimap! il film di Giovanni Piperno che si è visto sfilare il patrocinio del ministero della Salute a produzione finita. Per fortuna gli sono rimasti i soldi. «Tutti ben spesi», assicura il regista che giá  ieri, anche su Liberazione aveva polemizzato con la Rai. Viale Mazzini aveva detto di voler mandare in onda la storia dei "matti" che vanno a Pechino, poi niente.

Il rapporto del cinema italiano, quello vivo e intelligente, con le istituzioni si fa sempre piú teso. Impossibile. Se l'ambizione del governo è quella di imporre che cosa fare, che cosa dire, come dirlo. L'attacco del ministro della Cultura Bondi a Il sol dell'avvenire lo spiega bene. L'accusa: offendere la memoria delle vittime delle Br. Dopo averlo visto in anteprima, viene il sospetto che il politico poeta non l'abbia visto fino alla fine (o che non l'abbia proprio iniziato) è fortissimo. Perché l'opera di Gianfranco Pannone e Giovanni Fasanella va oltre il libro da cui trae solo l'ispirazione ( Che cosa sono le Br ), oltre le tesi e gli stereotipi di scrittori, intellettuali e politici, per tentare un esperimento nuovo, una sorta di riconciliazione con la memoria, storica e non, senza sconti. Se è vero che gli ex-brigatisti (nel film Ognibene, Paroli e Franceschini, rivendicano la definizione di lotta armata, perché «non mettevamo le bombe») hanno scritto libri e rilasciato interviste a cascata, è peró una novitá  che si vedessero, parlassero e confrontassero sulle proprie origini. Non a caso molti hanno rinunciato a partecipare a questa riunione conviviale (nello stesso ristorante di Costaferrata che ospitó un convegno di preparazione alla nascita delle Br), ma l'idea forte, qui, è l'aver invitato anche Rozzi e Viappiani (gli "esterni" Adelmo Cervi, Corrado Corghi e Peppino Cattelani sono intervistati a parte), che al bivio decisivo hanno rifiutato le armi per una via democratica (ora uno è nel Pd, l'altro nella Fiom).

La strada dei registi - inconsueta per Fasanella, di solito voce delle vittime e di teorie piú o meno legate alla dietrologia - è quella di comprendere quale corto circuito è scattato in quegli uomini, in quell'epoca, in quella parte politica. Per circa 80 minuti si alternano ricordi personali e pubblici, analisi politiche, autocritiche. Vediamo una veritá  nascosta, ma nota a tutti: il background culturale e storico delle Brigate rosse, con l'ossessione partigiana della Resistenza tradita si aggiungeva al concreto pericolo fascista, con il Pci che non seppe capire il disagio, la rabbia di una generazione che sentiva su di sé il peso di una vittoria mancata e una sconfitta annunciata. Tutto questo rende l'opera interessante per tutti, in quanto cittadini, al di lá  delle appartenenze politiche.

 

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