News per Miccia corta

08 - 08 - 2008

Bondi contro film su Br. L`autore: «E` Minculpop»

 

(Liberazione, venerdí 8 agosto 2008)

 



 

Boris Sollazzo




Locarno

Si fa presto a dire cattivi maestri. Basta guardarli, sentirli, anche solo pensarli e l'Italia ipocrita e benpensante si scatena in una crociata moralista e ottusa. «Nessuno si aspetta l'inquisizione spagnola» dicevano i Monty Python. Di certo nessuno l'attende quando questa è addirittura preventiva. Stiamo parlando del feroce (e isterico) attacco del Ministro per i beni e le attivitá  culturali Sandro Bondi a Il sol dell'avvenire di Gianfranco Pannone e Giovanni Fasanella, ispirato e tratto dal libro-intervista di quest'ultimo ad Alberto Franceschini, Che cosa sono le Br , opera invitata a Locarno fuori concorso.

Se ne parla da giorni, l'attesa è tanta per il tema delicatissimo, la proiezione, presumibilmente stracolma, si terrá  domani. Ma il solerte funzionario del governo Berlusconi ha potuto guardarlo in anteprima, sollecitato dall'ex presidente dell'associazione delle vittime del terrorismo, Giovanni Berardi. Indignato, ha affidato la sua recensione di fuoco a una nota. «Ho provato un senso di amarezza e di sconcerto per una ricostruzione che dá  voce esclusivamente ai protagonisti di un'ideologia criminale». Secondo il ministro, acritici e non pentiti. «Ció che emerge è una giustificazione storico-politica, tutta interna alla storia della sinistra italiana, di un movimento terrorista, che ha continuato ad operare e a commettere omicidi efferati fino a pochi anni fa». Quella sinistra, ricordiamolo per onor di cronaca e di storia, da cui lo stesso Bondi, prima dell'illuminazione berlusconiana, proviene e da cui forse è condizionato nel giudizio. «Questo film - ha accusato - offende la memoria delle vittime del terrorismo. Ho giá  dato precise direttive affinché venga impedito in futuro che lo Stato possa finanziare opere che non solo non mostrano di possedere alcuna qualitá  culturale, ma che riaprono drammatiche ferite nella coscienza etica del nostro Paese».

La polemica è scoppiata. Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema, allora presidente della Commissione che diede il finanziamento al film, interviene dando un colpo al cerchio una alla botte. «La prossima volta sentiremo anche i parenti delle vittime del terrorismo». Aspettando di vedere questo film "maledetto", a giudicare dal libro di Fasanella (edizioni Bur), l'attacco appare del tutto ingiustificato. «La dichiarazione di Bondi è semplicemente ridicola - risponde il Fasanella -. Non puó accusare me di voler offendere le vittime. Ho scritto un libro con Sabina Rossa e I silenzi degli innocenti , quando le vittime e le loro voci erano rimosse dallo stato, dalla politica e da Bondi stesso. Il ministro è intervenuto dopo aver parlato con Giovanni Berardi, di cui una frase fa da sottotitolo al mio blog www.lastorianascosta.com . Non a caso è ex presidente dell'associazione delle vittime del terrorismo: la sua linea era ritenuta imbarazzante da molti soci, perché forcaiola e spesso al limite della caccia all'uomo nei confronti degli ex terroristi. Negava il diritto di parola, al lavoro, al reinserimento. Questo è un paese civile, uno stato di diritto e non un paese feudale, non possiamo rimanerne prigionieri in eterno, dobbiamo elaborare il trauma. Ma è piú facile tappare la bocca agli ex. Siamo ancora dentro quella storia, non solo perché c'è ancora il terrorismo ma perché le nostre reazioni sono le stesse. Dobbiamo mettere da parte odi e rancori per privilegiare la comprensione».

Fasanella non si risparmia in critiche. «Sono dichiarazioni da Minculpop, non è certo un ministro a poter stabilire chi puó parlare e chi no, quali film poter fare e chi no. E questo apre un altro scandalo, che il cinema si possa fare solo con i soldi dello Stato. E' colpa del potere politico, che ha reso il ministero l'unico strumento per fare cinema, creando cosí, ed è una responsabilitá  di destra e sinistra, una dipendenza del cinema stesso dal potere politico». Colpito anche Gianfranco Pannone, regista impegnato ed equilibrato, non sospettabile di alcun estremismo. «Sono sorpreso. Noi proviamo a raccontare un tempo e uno spirito, senza alcun compiacimento, e alla fine la nostra distanza è evidente, sui titoli di coda ci sono le foto di molte delle vittime: D'Antona, Moro, il giudice Coco. Venga qui a Locarno a discuterne con noi, sono sicuro che si ricrederá . Credo e spero sia solo un equivoco». Ma è Fasanella il piú amareggiato. «Ero cronista de L'Unitá  durante la lotta armata. Ho avuto molti problemi per questo. Posso permettermi di dire che le vittime non hanno sempre e comunque ragione, che alcuni di questa condizione hanno fatto un mestiere».

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