News per Miccia corta

06 - 08 - 2008

No sex, no drugs, no rock`n`roll. Arrivano i centri sociali di Stato

 

(Liberazione, mercoledí 6 agosto 2008)

 

 

 

 

 

Guido Caldiron

 





 

Centri sociali, ma di Stato. Con il Disegno di legge approvato giovedí dal Governo e illustrato lo stesso giorno a Palazzo Chigi dalla ministra della Gioventú Giorgia Meloni, insieme a Silvio Berlusconi, prende forma una vecchia idea dei giovani di destra, sostenuta prima dal Msi e poi da An. Quella di creare, dall'alto e per l'appunto attraverso una legge dello Stato, dei "luoghi di aggregazione" da contrapporre almeno sul piano simbolico a quelli sorti nell'ultimo quarto di secolo nelle nostre cittá  ma con una caratterizzazione culturale e politica ben chiara. Vale a dire "inventare", accanto all'esperienza - per altro oggi un tantino logorata - dei centri sociali (occupati, autogestiti o comunque autodefiniti attraverso formule che rimandano esplicitamente al conflitto sociale), delle realtá  giovanili addomesticate e in ogni caso controllabili. Una simpatica via di mezzo tra i balilla, l'oratorio, il campo per "pionieri" in stile Ddr e la caserma. Senza dimenticare i connotati culturali piú cari alla destra giovanile.

 

Il Disegno di legge presentato da Meloni intende infatti «promuovere ed incentivare, su tutto il territorio nazionale, la nascita di nuove comunitá  giovanili (...) anche attraverso scambi e progetti con altre realtá  nazionali e internazionali, con particolare riguardo allo sviluppo della comune identitá  culturale italiana ed europea». «I requisiti essenziali di tali comunitá  sono rappresentati da: perfetta democraticitá  nell'accesso alle cariche, la trasparenza del bilancio, assenza di qualunque disciminazione al loro interno. Nello statuto, inoltre, deve essere espressamente previsto: "l'impegno degli associati a impedire, all'interno della comunitá  giovanile o in prossimitá  di essa, ogni forma di discriminazione o violenza, o di promozione o esercizio di attivitá  illegali nonché l'uso di sostanze stupefacenti o l'abuso di alcool"».

 

«Le Comunitá  giovanili - ha spiegato Meloni - sono degli spazi di aggregazione dedicati ai giovani e organizzati da giovani che non abbiano superato i 35 anni. Luoghi reali nei quali sia possibile navigare in internet, leggere giornali, fare musica, teatro, cinema, sport, pittura, fotografia, poesia, ma anche riscoprire i sapori tradizionali. Spazi nei quali organizzare convegni, corsi, laboratori e dove maturare relazioni, attitudini personali e vocazioni». «L'obiettivo - ha aggiunto - è offrire alle giovani generazioni degli spazi che rappresentino un'alternativa alla noia e al disimpegno, che spesso sono alla base di fenomeni di disagio, soprattutto nelle periferie delle grandi cittá  metropolitane e in alcune realtá  del meridione».

 

Il Disegno di legge prevede anche l'istituzione del Fondo nazionale per le Comunitá  giovanili (forte di 5 milioni di euro l'anno), presso il Dipartimento per la Gioventú della Presidenza del Consiglio, dell'Osservatorio nazionale sulle Comunitá  giovanili e del registro nazionale delle stesse, sempre facente capo al Dipartimento della gioventú. Contestualmente la ministra Meloni ha anche deciso la nomina di Paolo Di Caro. fino a pochi giorni fa numero due di Azione Giovani, il settore giovanile del partito di Fini, al vertice dell'Agenzia nazionale per i giovani.

 

Accanto alla linee politiche di fondo ci sono poi le risorse che, spiega il Ddl «sono le seguenti: quote e contributi degli associati, ereditá , donazioni e legati; contributi dello Stato, delle regioni e degli enti locali o di altre istituzioni pubbliche (...), entrate derivanti da prestazioni si ervizi convenzionati, proventi delle cessioni di beni e servizi, anche attraverso lo svolgimento di attivitá  economiche svolte in maniera ausiliaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali; erogazioni liberali e altre entrate derivanti da iniziative di autofinanziamento».

 

«Abbiamo varato il progetto in modo che siano il luogo dove gli stessi giovani sono protagonisti - ha spiegato a il Giornale la stessa Meloni, aggiungendo - Se stanno nelle regole non ci interessa cosa pensino. Peró cercheremo di evitare i ghetti, di sinistra o di destra, e di favorire le esperienze plurali. L'unica cosa che non vogliamo sono le sezioni di partito camuffate». Peccato che quando il Fronte della Gioventú e il Dipartimento iniziative sociali, volontariato e associazionismo del Msi lanciarono per la prima volta la "campagna nazionale per l'istituzione delle comunitá  giovanili", prima del congresso di Fiuggi del 1995 che avrebbe sancito la nascita di An, l'idea base fosse quella di contrapporsi ai centri sociali, definiti come "spazi di intolleranza", «strutture spesso ottenute con la copertura delle realtá  istituzionali e presto trasformate in covi dell'Autonomia Operaia, dove la frequentazione è riservata solo ad alcune categorie e dove ragazzi che non siano di sinistra - figuriamoci se dichiaratamente di destra- non possono trovare spazio».

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