News per Miccia corta

05 - 08 - 2008

Ma perchè se hai dei dubbi su chi ha messo la bomba a Bologna ti accusano di «revisionismo»?

 

(Liberazione, martedí 5 agosto 2008)

 



 

Andrea Colombo




Revisionismo. Pronunciata con i toni in fiamme dell'anatema estremo, l'infame paroletta campeggia sullo sfondo delle polemiche che hanno accompagnato le celebrazioni della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Abituali, ma stavolta un po' piú esasperate del solito in virtú del pronunciamento vagamente innocentista del terzo cittadino dello Stato. Conviene ricordare che, nell'accezione attuale, il termine revisionismo indica il tentativo pseudo storico e pseudo culturale di negare, o fortemente ridimensionare, l'olocausto e i campi di sterminio. Ci vuole un certo coraggio - ma ché, ci vuole una temerarietá  leonina - per accomunare la negazione dello sterminio di 6 milioni di ebrei e il mettere in discussione una sentenza che, al di lá  degli appunti mossi da alcuni, è contrastata per definizione, essendo arrivata al termine di 5 processi con sentenze tra loro divergenti.

Proprio l'enormitá  della topica è peró indicativa. Rivela quale sia la vera posta in gioco nelle polemiche sulla sentenza di Bologna, quale il vero motivo della contesa, che con la soliditá  di quell'impianto processuale c'entra poco e niente. Sostenere l'innocenza di Francesca Mambro, di Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, secondo questa discutibile logica, equivale a negare l'esistenza dello stragismo fascista nell'Italia degli anni Settanta e, perció stesso, dare una mano agli ex fascisti di allora oggi al governo. E' un doppio e inaccettabile salto logico. Si puó tranquillamente credere nell'innocenza dei condannati per Bologna restando convinti che la matrice delle stragi precedenti sia, al di lá  delle sentenze di assoluzione, fascista.

Piú inquietante il secondo salto logico. Riflette infatti la pessima abitudine della politica italiana ad adoperare il passato e la storia recente solo a fini di battaglia politica contemporanea. Da questo punto di vista le prime pagine del l'Unitá  di ieri sono un modello in negativo impareggiabile. Si puó argomentare, e a ragion veduta, che dell'identico peccato si macchia anche la destra, il tentativo di trasformare la battaglia innocentista in arma propagandistica è palese. Ma gli errori degli uni non assolvono gli altri e l'incapacitá  italiana di fare i conti con il passato in termini di veritá  invece che di utilitá  è un disastro per tutti. C'è poi un'altra e assai piú ragionevole argomentazione messa in campo in questi giorni. Quella secondo cui le piste alternative sin qui indicate sarebbero in realtá  molto fragili. Il problema è che la mancanza di una pista alternativa non rende di per sé credibile la pista sbagliata seguita sinora. E soprattutto è molto probabile che quelle piste alternative siano cosí fragili proprio perché non le si è volute seguire per quasi trent'anni. Vorrá  pur dire qualche cosa il fatto che, nel 2001, il reggente della procura di Bologna Luigi Persico, (tra l'altro il primo magistrato a occuparsi della strage) non sia stato neppure informato dell'informativa sulla presenza di Thomas Kram a Bologna nell'agosto '80 firmata di persona dall'allora capo della polizia De Gennaro.

C'è infine un'altra argomentazione che ha aleggiato in questi giorni, pur se pronunciata solo a mezza bocca. Chi difende i fascisti non puó che essere a sua volta un fascista, o un complice, magari involontario, dei fascisti. Ognuno è libero di pensare ció che vuole, ma questo tipo di ragionamento ha un nome preciso e conviene pronunciarlo senza perifrasi. Si chiama stalinismo.

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