News per Miccia corta

03 - 08 - 2008

E la sortita del leader di An ridá  fiato alla pista palestinese

 

(la Repubblica, domenica, 3 agosto 2008)

 



 

Bocchino: "Le sentenze vanno rispettate, ma i fatti sono da approfondire"



FRANCESCO BEI

 


 

ROMA - ሠil primo rappresentante delle istituzioni, di origini missine, a doversi confrontare con la memoria della strage di Bologna. E lo fa dando voce, pur con la cautela dovuta al ruolo, ai tanti dubbi che a destra vengono coltivati sulla matrice «fascista» dell'attentato. Dunque Gianfranco Fini, nel messaggio al sindaco Cofferati e all'associazione delle vittime, dice di ritenere «necessario che, dopo tanti anni, si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessitá  crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della veritá  sulla strage». Cancellare quelle «zone d'ombra», aggiunge, «sarebbe un servizio prezioso reso alla democrazia del nostro Paese». Su quelle «zone d'ombra» nei giorni scorsi i deputati di An Italo Bocchino e Enzo Raisi hanno preparato un dossier, consegnato al Guardasigilli Alfano. E il forzista Fabio Garagnani ha presentato un'interpellanza al governo con lo stesso materiale. In sostanza sarebbero tre i «fatti nuovi» che a destra si chiede di valutare per togliere la responsabilitá  della strage dalle spalle di Mambro, Fioravanti e Ciavardini. In primo luogo le dichiarazioni al Corriere della sera di Cossiga, che all'epoca dei fatti era presidente del Consiglio. «Fu un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese", che si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo». Sullo sfondo di quello che Cossiga definisce il «lodo Moro», ovvero l'accordo in base al quale i nostri Servizi avrebbero consentito ai terroristi palestinesi libertá  di manovra in cambio della pace sul suolo italiano. Una pista in qualche modo avallata dalle dichiarazioni del terrorista Carlos all'Ansa, che attribuisce la strage ai servizi americani e israeliani «per tendere una trappola ai palestinesi», facendo saltare, con un piccolo ordigno, un piú rilevante carico di esplosivo trasportato da uomini legati all'Fplp. Ipotesi che troverebbero un suggestivo riscontro nella presenza a Bologna il 2 agosto di Thomas Kram, terrorista tedesco legato a Carlos. Uno scenario da Le Carré, che al forzista Garagnani sembra tuttavia piú credibile che non la pista fascista: «Condivido pienamente il messaggio di Fini. ሠtempo di chiarire anche il ruolo che ebbe una parte del Pci bolognese, che condizionó le indagini della magistratura orientandole sui fascisti. Le "zone d'ombra" ci sono, ormai sono gli stessi magistrati a dirlo». Italo Bocchino concorda: «Le sentenze meritano rispetto, non vogliamo fare revisionismo. Ma è giusto approfondire quando emergono fatti prima trascurati». Certo, Bocchino non nasconde che, dietro la volontá  di fare luce, ci sia anche il problema di quel marchio d'infamia impresso sulla destra italiana. «Un conto è addossare delle responsabilitá  a singoli terroristi di destra, un altro è identificare un'intera area e attribuirgli lo stragismo come arma politica: è stato un macigno per la destra italiana».

Ma le resistenze a riaprire vecchie ferite restano forti. «La politica - manda a dire il democratico Pierluigi Castagnetti a Fini - si astenga dall'inseguire queste suggestioni e non si renda complice di questi tentativi di creare confusione. "Zone d'ombra" sulle stragi ce ne sono anche troppe, ma su Bologna la magistratura ha invece trovato i colpevoli. Se qualcuno ha elementi nuovi, invece di parlare con i giornalisti, li vada a riferire ai magistrati»

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