News per Miccia corta

02 - 08 - 2008

Andrea Colombo: Resta sbagliata la sentenza che condanna Mambro, Fioravanti e Ciavardini

 

 

 

(Liberazione, 2 agosto 2008)

 






Andrea Colombo




Le sentenze saranno pure sempre e comunque degne di rispetto, come argomentano molti e molto dotti. Peró, con tutto il rispetto, quella che condanna Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980 resta una sentenza sbagliata.

La condanna per il piú orrendo crimine della storia repubblicana si basa, come è noto, su un'unica testimonianza, che definire "ragionevolmente dubbia" è un insulto alla ragionevolezza. Confusa. Contraddittoria. Smentita da tutti i congiunti del teste (ultimo, l'anno scorso, il figlio). Demolita da tutti i riscontri oggettivi, se solo li si fosse voluti leggere sul serio. Oscurata dal dubbio, quello sí ragionevole di una scarcerazione del suddetto teste ottenuta grazie a una grossolana falsificazione dei reperti medici che diagnosticavano un cancro in fase terminale al quale Massimo Sparti, il teste in questione, è sopravvissuto una venticinquina d'anni. Miracolo.

La sentenza per Bologna non è il primo errore giudiziario e non sará  l'ultimo. Il concetto di "veritá  processuale" è stato concepito proprio per confutare alla radice la pretesa di identificare veritá  storica e sentenze. Quel che rende questa vicenda unica non è neppure la dimensione incommensurabile del crimine. A renderla diversa da tutti gli altri "errori giudiziari" è la diffusissima convinzione che di errore appunto si tratti. Parlavo alcuni giorni fa con agenti di polizia entrati in servizio all'epoca dei Nar. Per quell'organizzazione terroristica non nutrono alcuna simpatia: «Avevamo molto piú paura di loro che delle brigate rosse. Per noi erano molto piú pericolosi». Ma sulla responsabilitá  dei Nar per Bologna non hanno dubbi: «Non c'entrano niente». Come non ha dubbi la stragrande maggioranza di magistrati non bolognesi che si sono occupati della vicenda la quasi totalitá  dei giornalisti che ci hanno lavorato per non parlare di moltissimi esponenti politici di sinistra forse ancor piú che di destra. Il problema, allora, è chiedersi perché proprio una parte della sinistra si ostini a negare ogni dubbio su quella sentenza. A parer mio ció dipende da due elementi distinti. Il primo è la convinzione che si debba comunque difendere la sentenza contro i Nar per evitare i possibili vantaggi che altrimenti ne verrebbero alla destra e non solo a quella piú estrema. In questo caso la vicenda di Bologna si rivela lo spartiacque tra due concessioni opposte di intendere l'"essere di sinistra", quella che ho appena citato e quella che, al contrario, ritiene che essere di sinistra significhi difendere sempre e comunque la veritá  al di lá  del tornaconto politico a breve. Personalmente, penso che sia lo spartiacque tra tutto quello che della sinistra è da buttare e tutto quello che è invece da conservare e valorizzare.

Il secondo elemento, piú recente, piú effimero è invece la scelta di difendere sempre le sentenze. A priori. Ogni sentenza. Perché, in caso contrario, si porterebbe acqua al mulino di chi combatte contro la magistratura, di Silvio Berlusconi. E' un argomento assurdo. Chi sa se i pretoriani delle sentenze sacre avrebbero pensato lo stesso anche ai tempi della sentenza Dreyfuss? Ma anche in questo caso Bologna è uno spartiacque: tra due modelli opposti di antiberlusconismo, uno che contrasta davvero l'intima natura del berlusconismo e uno che come quello di Antonio Di Pietro ne è invece il complice e anzi l'"alter ego".

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